Ovvero dire una cosa e intenderne un'altra, per analogia o per contrapposizione.

Il vulcanico Gianni Lamanna espone stasera la sua teoria dell'equivalenza. Il discorso è lungo e articolato, ma la sostanza è semplice: il linguaggio teatrale è fatto di simboli. I gesti e le parole che portiamo in scena, per quanto in sè piccoli e semplici, rappresentano cose molto più grandi. O, per usare la terminologia di Gianni, equivalgono a cose più grandi e diverse. Questo accade in modi diversi: per semplice evocazione; per analogia; o, che è il modo più caro a Gianni, per contrapposizione. Si dice o si fa una certa cosa per suggerire piuttosto il contrario, spesso in modo provocatorio.
"DreamFastNet" era ricchissimo di questi simboli. Anzi: era un'allegoria dall'inizio alla fine, e su più livelli interpretativi. Un rompicapo, praticamente.
Il "Racconto" ha un piano di lettura ovvio, che è quello dell'intreccio della storia, più o meno semplice che sia. Ma su questo piano dobbiamo innestare le nostre equivalenze - e saranno loro a collegare l'intreccio coi significati universali sicuramente cari anche all'autore.
Gianni ci invita a proporre subito le nostre "equivalenze". Con questa idea proviamo alcune scene.