Ovvero l'attore immaginifico.

Uno degli strumenti più potenti che Gianni ci insegna ad usare è quello di trasportare con l'immaginazione una certa scena in un luogo e un tempo diversi dagli originali. Questa trasposizione ha luogo in gran segreto ed è visibile solo attraverso gli occhi dell'attore. Alle percezioni del pubblico trapelano solo le sensazioni che l'attore, dal suo mondo parallelo, riesce ad evocare e a riportare indietro. Il risultato? Nulla è scontato, nulla è banale, e ogni gesto ha uno spessore e una profondità che arrivano da... un'altra dimensione. È un espediente, certo, ma può trarre l'attore d'impaccio quando l'ispirazione si fa desiderare.
Esempio: la scena in cui Oisin porta la piccola Perdita al cospetto del re Killarney, alla presenza del pavido Finvarra. Gianni ci ha suggerito di immaginarla in un'arena, come fosse una pubblica esecuzione ai tempi degli antichi romani, una damnatio ad bestias. Oisin e Killarney sono due belve feroci e l'azione ruota attorno alla piccola Perdita, deposta al centro. Tutto il dialogo ha il ritmo serrato di un combattimento: le belve si studiano e si contendono la preda. Finvarra è testimone impotente ma anche lui stesso facile preda.
La scena del processo è invece, per la regina accusata ingiustamente, il penoso attraversamento di un labirinto indistricabile. Sulla sua strada Ethna si imbatte in vicoli ciechi, porte chiuse, accessi sbarrati. È in questa ambientazione fantastica ed angosciante che Isa deve trasportarsi per trovare le giuste intenzioni e rendere vivo e spesso il suo testo.
L'immaginazione è dunque uno strumento prezioso nelle mani dell'attore. Ad essa vanno però aggiunti lo studio, la dedizione, e la disponibilità a provare e riprovare - fino a trovare la giusta soluzione (anzi: una giusta soluzione). Inoltre, alcune trovate possono risultare fuori luogo quando riportate nel contesto originale, e bisogna quindi saper rifinire e omogeneizzare.
Patrizia dovrà rendere credibile la passeggiata sulle ginocchia di Oisin, che sfida il re; e trovare la giusta intonazione per il suo testo, così ricco di sfumature e significati che va studiato parola per parola. Isa dovrà invece trovare la giusta dimensione e collocazione per la sua passeggiata nel labirinto: Ethna è imputata in un processo davanti al re suo marito e la sua stessa vita è in pericolo: tanto movimento sarà opportuno? (Nota a margine: stupenda la voce del giudice/Gianni, che ricorda i doppiaggi dei western degli anni Sessanta).
Giovedì proveremo finalmente insieme In this heart, che questa settimana tutti si sono impegnati a studiare a casa. Per poter cantare insieme a più voci, infatti, è indispensabile avere completa padronanza ciascuno della propria melodia, e questa si può acquisire solo con tanta pratica (in auto, in bagno, nella pausa caffè o sigaretta, a letto prima di dormire... ma non alle prove col gruppo).
Commenti (1)
IMMAGINARE, ovvero, la capacità di configurare immagini nella propria mente, il più presioso e potente canale che possiediamo per accedere e comunicare con con quella dimensione parallela che è la nostra parte più profonda e sconosciuta.
In un mondo fatto sempre più d'immagini, piano piano, senza nemmeno rendersene conto, l'essere umano ha cominciato a prendere in prestito le immagini proposte da altri, indebolendo la sua capacità innata di produrne di nuove e originali. La bellezza e la specificità di questo processo è che porta alla luce immagini vive, originali, uniche, per il semplice fatto che appartengono esclusivamente alla persona che le produce.
In un mondo dove, come canta Ligabue, il rischio di "vivere per sentito dire" è ogni giorno più elevato, conservare aperto e libero il canale dell'immaginazione dovrebbe essere il dono più grande al quale ambire!
...Forse si tratta di molto di più di un semplice espediente!...
Ciao Ale
Scritto da Alessia | 24.02.10 16:03