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Archivio di Gennaio 2010

07.01.10

Le alghe dell'acqua

Oggi cominciamo le prove dividendoci in due gruppi contrapposti. Eseguiamo due "R" della euritmia per caricare, poi le due squadre si avvicinano e schierati uno davanti all'altro pronunciamo un MMMMMAAAAAIII molto aggressivo. È una battaglia di energia... sembra quasi di essere gli All Blacks in un haka (ma noi siamo meno muscolosi e meno... maori).

Poi ci trasformiamo in alghe attaccate sul fondo del mare durante una tempesta. Gianni ci guida attraverso i vari momenti (la calma, le correnti, gli spruzzi, le onde, la tormenta... e poi il ritorno alla quiete). I nostri corpi oscillano e poi si agitano, sbattuti dall'acqua in tempesta. Scopo del lavoro: evocare ambientazioni e oggetti con il solo linguaggio del corpo e con la voce. In scena avremo pochissimo materiale: sta quindi a noi far vedere allo spettatore cose che fisicamente non ci sono.

Di seguito lavoriamo sulla pastora. Gianni chiede a Sabina di inventare qualcosa per il suo ingresso nella scena II del secondo atto, in modo da evocare un'ambientazione. La proposta di Sabina è di raccogliere dei fiori e di cercare qualcosa tra l'erba... per poi trovare invece la piccola Perdita. Gianni trova che la richiesta sia troppo razionale, e spinge Sabina a inventare qualcosa di meno ovvio. Per esempio, la pastora potrebbe essere infuriata per dei ragazzini che le hanno rubato un agnello... e intanto dovrebbe vedere e soprattutto FAR VEDERE le colline, i prati, le greggi che la circondano.

Gianni ci anticipa che potrebbe chiederci di essere in scena anche durante scene in cui non abbiamo una parte, per impersonare oggetti inanimati, magari avvolti in drappi colorati.

Per concludere, Gianni lavora con Vcz per dare le giuste intenzioni al monologo di Florizel. Intanto Ale lavora sulla rabbia di Killarney (ritirandosi in un'altra stanza con Luke, che stasera ci è venuto a trovare). Per infuriarsi sinceramente, Ale immagina di sorprendere qualcuno a rigargli la macchina. Prima di andare, Ale torna nel gruppo e presenta il suo monologo... molto, molto arrabbiato.

Poi scappiamo via prima che la nevicata ci impedisca di tornare a casa. Appuntamento a lunedì prossimo.

11.01.10

Il cubo cilindrico

Stasera ci fa visita all'OTAF Elena, cognata di Sabina. Elena si è offerta (forse incautamente) di aiutarci con i costumi dello spettacolo. A turno le raccontiamo dei personaggi che ciascuno interpreta e delle situazioni in cui si trova coinvolto. Qualcuno ha già delle proposte o magari anche del materiale utile. Elena prende appunti e ci prega di farle avere tutto il materiale che abbiamo, anche quello che a prima vista ci sembra inappropriato: a volte un dettaglio o una decorazione può cambiare radicalmente un indumento.

Terminata la chiacchierata, Elena rimane con noi e prende un po' di misure. Noi invece iniziamo il lavoro con degli esercizi di riscaldamento. Il primo esercizio, già eseguito in passato, si svolge a coppie: uno a terra carponi, l'altro si stende sopra, schiena contro schiena. Si respira in sincronia: mentre quello di sotto incurva la schiena, quello di sopra gonfia il ventre... e viceversa. Cerchiamo di formare coppie di corporatura... compatibile. Altro esercizio: a coppie uno di fronte all'altro, braccia estese e mani sulle spalle dell'altro, respiriamo all'unisono ruotando verso l'esterno da una parte e dall'altra.

Entriamo nel vivo con un esercizio di improvvisazione. Gianni dispone al centro un cubo di legno (che in realtà è un carrellino con rotelle) e un cilindro di gommapiuma grande come un sacco da boxe (che Gianni definisce "un cubo cilindrico", in modo da distinguerlo dall'altro, che evidentemente è un cubo... cubico). Poi ci chiede di interagire con questi oggetti e di trasformarli in elementi di scena, entrando nelle vesti dei nostri personaggi. Per Vcz di tratta di una slitta e un albero (Florizel gioca sulla neve con Perdita); Patty si ritrova sul ponte di una nave (Ehmain in esilio forzato verso la Scozia); Jale/Perdita si stende su un sasso per romantici pomeriggi bucolici con Florizel; per Isa/Ethna trasformata in statua il cubo può essere un piedistallo. Ale suggerisce di creare una cascatella che scende da una roccia "colorando" gli oggetti con drappi grigi e blu. Gianni approva e commenta che con pochi dettagli possiamo trasformare la materia e condurre il pubblico nel gioco dell'immaginazione.

Nella seconda parte della serata proviamo ancora parte del secondo atto, partendo dall'ingresso di Autolico ("Quando la giunchiglia è in fiore...") fino al pieno della festa ("I gave her cakes..."), appena prima della danza. Ripassiamo ancora con precisione tutti i movimenti (siamo praticamente tutti in scena). Gianni chiede di memorizzare tutto e di essere pronti per eseguire la scena alla perfezione al prossimo incontro.

Chiudiamo eseguendo "In my heart".

Ci si vede giovedì sera all'OTAF(senza Gianni) per ripassare il secondo atto. Poi venerdì sera, sabato pomeriggio e domenica pomeriggio a Spazio Ado per il seminario "Voce e Canto Armonico" con Patrizia Barbuiani e Roberto Cerri. E poi ancora lunedì sera con Gianni all'OTAF. Sono giorni piuttosto intensi.

18.01.10

La scenografia umana

Stasera non ci sono, ma Isabella efficientissima invia un dettagliato rapporto! Grazie!

Nonostante il week end intensivo dedicato al canto armonico e al movimento, stasera siamo tutti stranamente abbastanza in forma; assente Vcz.

La lezione inizia con un esercizio in cui ognuno deve scegliere un punto della stanza, raggiungerlo e assumere una posizione. L'esercizio è ripetuto tre volte, durante le quali si deve cambiare posizione e luogo. Infine, Gianni chiede a tutti di passare velocemente, o lentamente, da un luogo all'altro, assumento nell'ordine le tre posizioni. Lo spazio si scompone e si ricompone, assumendo ogni volta un'atmosfera diversa a seconda delle relazioni che si stabiliscono tra i corpi e le loro posizioni. Lo scopo è quello di trasformare e riempire la scena, che durante lo spettacolo sarà sostanzialmente vuota, con una sorta di "scenografia umana". In alcuni momenti dello spettacolo ognuno si trasformerà in un oggetto o in un elemento della natura, andando a colmare lo spazio scenico.

Al termine dell'esercizio, si riprende il lavoro dalla scena VI del secondo atto, in cui la pastora racconta al pubblico lo scontro tra O' Donnogue e il principe Florizel. Mentre la pastora-Sabina è in proscenio, i protagonisti del suo racconto (Florizel, Perdita, O' Donnogue, Ehmain) si riuniscono al centro del palco e, in sequenza, assumono due posizioni di "statue viventi", che esemplificano visivamente la narrazione.
Gianni chiede a Sabina di cercare una voce "sussurrata", diversa dalla sua, per la pastora.

Si torna poi alla scena V, la più complicata in quanto a movimenti, ritmo, recitazione, eleganza e coordinazione. Dopo un primo tentativo che non soddisfa per nulla Gianni (assenti tutti gli elementi indicati sopra), ci mette in cerchio e si prova a recitare la scena da seduti, sforzandosi di dare ritmo e intenzioni adeguate.
Va un po' meglio... e Gianni chiede a tutti di trasformarsi in un elemento della natura durante il monologo dei "fiori" di Jale. Non saremo più in semicerchio attorno a lei, ma assumeremo posizioni particolari, in modo che Jale possa fare il suo monologo divertendosi nello spazio che si viene a creare.

Nel suo monologo, Perdita si trasforma in attrice, e i suoi occhi trasformano il mondo che la circonda, come in un'allucinazione che viene proiettata in scena attraverso la trasformazione dei nostri corpi in elementi della natura: il pubblico vedrà così la scena con gli occhi di Perdita. Al termine del monologo, Perdita torna a vedere le persone con le loro vere sembianze e noi torniamo ad essere personaggi. L'effetto finale è bello e migliora la scena, rendendola più dinamica e fiabesca.

Gianni decide poi di lavorare con Sabina, che dovrà cercare di mantenere la voce sussurrata anche nel suo primo monologo.

Infine si ripassa la coreografia iniziale delle Dame del lago: nonostante qualche incertezza sulla "R", i movimenti ora sembrano acquisiti: si tratta "semplicemente" (!) di renderli eleganti e coordinati. D'ora in avanti, ad ogni lezione si dedicherà un momento al ripasso della coreografia. Da notare che durante la prova, mentre Patty si "lanciava" sul pavimento, si è sentito un rumore strano... una sorta di "crash".. Non solo Patty non aveva tolto la suoneria del telefonino (che di tanto in tanto emetteva qualche strano Bip), ma non aveva tolto il telefonino stesso dalla sua tasca! Ciò testimonia la metamorfosi di Patty: da donna antitecnologica, si è trasformata in breve tempo in super-manager sempre collegata con qualche congegno elettronico o mezzo di comunicazione!

Gianni conclude dicendo che lo scopo di quest'anno è quello di affascinare lo spettatore, proiettarlo in un mondo magico, fargli perdere la nozione del tempo e portarlo ad aver voglia di sentirsi raccontare altre storie... Insomma: una bella SFIDA!

Il prossimo incontro con Gianni sarà dedicato al montaggio dell'ultima scena. Nel frattempo appuntamento a giovedì per un ripasso generale e, per chi vorrà, a sabato per andare a vedere lo spettacolo "Nodo alla gola", a cui Gianni partecipa.

Isa.

17.01.10

Movimento e canto armonico

Isa ci racconta un weekend molto speciale fatto di ricerca, di scoperta e di... canto.

Weekend di lavoro intensivo a Spazio Ado con Patrizia Barbuiani e Roberto Cerri, dedicato al movimento del corpo, alla voce e al canto armonico.

Venerdì sera si inizia con un po' di ritardo: Isa è ferma al casello per 15 minuti, Sabina non riesce ad accendere l'auto, Ale e Jale sono presi da impegni lavorativi.
Giunti i ritardatari (assente Patty per impegni lavorativi) Patrizia Barbuiani entra in materia con un riscaldamento individuale, seguito da una serie di "giochi" collettivi che testano la concentrazione e l'energia del gruppo. Segue un momento di "training" dedicato al rilassamento del corpo e dell'apparato respiratorio, necessario per lavorare sulla voce e sul canto. Ci si distende, ad occhi chiusi, emettendo suoni per espellere le tensioni e immaginando una leggera brezza che si snoda, attraverso articolazioni, muscoli, tendini, ossa, in tutto il nostro corpo, liberandolo. Lentamente, attraverso il respiro e l'esercizio, i suoni, da gracidi e pallidi, diventano pieni e armoniosi. In alcuni casi, si iniziano a sentire anche gli armonici! L'esercizio dura a lungo e al termine siamo tutti rilassati: è difficile tornare alla realtà.

Dopo una pausa, si continua a lavorare sulla voce a due a due, sentendo ciò che avviene quando le nostre voci entrano in contatto attraverso i nostri corpi. La serata termina con un esercizio in cui le canzoni dell'infanzia di ognuno si susseguono in una sorta di "taglia e cuci" esilarante.

Sabato pomeriggio ritrovo alle 13.00 (alcuni arrivano alle 13.30, dopo essere rimasti chiusi fuori!), con Patrizia Barbuiani e Roberto Cerri. Il riscaldamento con Patrizia è collettivo questa volta. In particolare si lavora sui muscoli del volto e della bocca: si cammina in circolo per la stanza con i volti da ebeti e la lingua di fuori, farfugliando ai compagni che si incontrano sul cammino una serie di suoni che danno vita ad una sorta di dialogo sonoro surreale.

Terminato il riscaldamento, data la temperatura gelida di Spazio Ado, nella una pausa ci si riscalda con un thé e una torta gentilmente preparata dalle "manine" di Roby. La seconda parte, con Roberto Cerri, ci vede seduti in cerchio, ad iniziare l'approccio con il canto armonico. Inizialmente si lavora sul "soffio", producendo susseguentemente le vocali "o", "a", "i". Poi, lentamente si comincia ad emettere dei suoni e, attraverso il movimento della bocca, appaiono i primi armonici. Roberto fa una dimostrazione: il canto produce una nota base, sulla quale si innestano i diversi armonici. Poi, a turno, proviamo tutti. L'esercizio prosegue a lungo. Dopo una pausa, con una maggiore consapevolezza di ciò che stiamo facendo, in cerchio attraverso la propria voce si cantano tutti i migliori augurî per una persona che è posta al centro del cerchio: le voci si mescolano, gli armonici stridono e si riassorbono, e chi sta al centro ha la sensazione di ricevere un dono, tutto il bene del mondo solo per lui.

Si termina la giornata con Patrizia: giochi di concentrazione e di attenzione divisa, seguiti dal "gioco" sulle canzoni dell'infanzia.

Domenica, muniti di coperte e calzettoni per tentare di non ibernarsi nella gelida sala di Spazio Ado, si comincia il riscaldamento autonomamente. Segue un lavoro con Patrizia per preparare il corpo e la voce. Dopo il riscaldamento, ognuno sceglie un punto sul muro e canta pensando di fare entrare la propria voce attraverso il muro, come fosse un raggio laser. Successivamente si ripete l'esercizio girati di schiena, poi visualizzando un punto sul pavimento e infine immaginandosi di proiettare la propria voce nel cielo, fino a giungere nel punto più lontano dell'universo, fino a giungere ...al divino. L'effetto è notevole: le voci si sprigionano con una forza e un'intensità mai sentita e il momento è da brividi. Si prosegue poi con il lavoro a coppie e contro il muro per comprendere l'effetto che il nostro corpo e il suo movimento hanno sulla voce: il corpo intero è lo strumento e la voce si manifesta attraverso tutte le sue parti: dalla bocca, alle ginocchia, ai polsi, alla nuca, etc.

Dopo una pausa, in cerchio si riprende il lavoro con Roberto, che spiega la teoria degli armonici, attraverso un apposito documento, inizialmente incomprensibile, ma che pian piano diventa chiaro. Roberto ci mostra uno strumento molto particolare, il tampura, uno strumento indiano della famiglia dei liuti, che produce armonici. Con l'aiuto di Roberto, costruiamo la nostra "scala" musicale, scegliendo le nostre note su una melodia continua fatta di una successione di do-sol-do. La scala finale è la seguente: DO, RE, MI, FA#, SOL, LA, SIb, DO.

Si ritorna al canto: gli armonici escono con più facilità e le voci sembrano ancora più calde, rispetto al giorno precedente. Ultimo esercizio: ognuno canta, prima con il soffio, poi con gli armonici, il proprio nome e gli altri proseguono cantando, per lui, il suo nome, tutti insieme. L'importante è l'ascolto del gruppo, la sintonia, l'essere insieme con la voce e con lo spirito.

Si termina con un vero e proprio canto, in cerchio: ognuno lascia uscire una nota, cambiandola solo quando un'altra nota è pronta per arrivare. Inizialmente l'effetto non è dei migliori, l'ascolto non è attento... Poi, piano piano, con il giusto atteggiamento, i suoni si armonizzano, le voci si amalgamano e, per qualche minuto, diventiamo una cosa sola: tante voci, ma un solo canto, bellissimo e armonioso.

Ringraziamo Roberto per il weekend e terminiamo il lavoro con Patrizia, che ci richiede di svolgere un esercizio, per ottenere il suo "attestato" di frequenza al corso. Divisi in gruppi di due o tre, si deve scegliere una sequenza di sei movimenti associati a suoni, e realizzarla davanti agli altri, che in breve tempo devono impararla e riprodurla. La memoria non è un granché per cui gli effetti sono divertentissimi!

Si finisce in allegria: stanchi, ma con un'esperienza in più, che certamente potrà esserci utile per "Racconto d'inverno".

Isa.

21.01.10

Non nobis

Ovvero la compagnia in coro. Il lungo percorso dal rumore alla musica.

Stasera cappotto party nell'auto di Patrizia con Vcz, Isa e Sabina in attesa dell'arrivo di Roberto. Isa sfodera un bretzel farcito e, impietosita, ne offre un pezzetto a Vcz.

Oggi ci fa visita Michela per darci una mano coi nostri cori. In particolare, ci concentriamo sul "Non nobis" che intoneremo alla fine dello spettacolo. Armati di partitura, cerchiamo una tonalità adatta a tutti, specie in relazione alla seconda voce, più acuta, che sarà cantata da Isabella e Patrizia. Dopo vari tentativi ci accordiamo per un do. Jale, per il timbro della sua voce, preferisce unirsi agli uomini.

Michela ha trovato il testo esatto del brano, tratto dai Salmi e usato dai templari come loro motto ai tempi delle crociate. La musica, invece, è stata composta da Patrick Doyle per il film "Henry V" di Kenneth Branagh del 1989. Doyle ha lavorato anche alla colonna sonora di "Harry Potter e il calice di fuoco". Una performance del "Non nobis" eseguita dall'orchestra sinfonica della città di Birmingham si puo' ascoltare cliccando qui.

Il testo è molto semplice e dice: "Non nobis, Domine, sed nomini tuo da gloriam". In italiano: non a noi, o Signore, ma al tuo nome dà gloria.

Abbiamo cantato diverse volte, prima in cerchio e poi camminando nello spazio. Michela ci ha esortato all'apertura, a un canto positivo e arioso - trovandoci invece piuttosto chiusi e "appoggiàti" in basso. Ci ha inoltre suggerito di lavorare sulla pulizia delle note, esercitandoci a trovare subito quella giusta invece di... arrivarci per gradi. E, cosa più importante, ci ha ricordato che il canto corale è bello se prima di tutto ci si ascolta a vicenda, si entra in sintonia, e si crea un'unica voce armoniosa.

Abbiamo provato una volta anche "In my heart", dando un'occhiata veloce allo spartito per capire quante sono le voci e quali ci convenga imparare.

Di seguito le ragazze hanno provato varie volte la danza iniziale delle fate del lago, recuperando gradualmente la memoria della corretta sequenza e arrivando a completarla interamente. In particolare, si è lavorato sui giri che precedono il momento in cui le fate si stendono a terra, facendo attenzione ai tempi e alle traiettorie.

25.01.10

Teatro democratico

Ovvero "la disciplina ci vuole, ma ogni proposta è benvenuta".

In un ambiente professionale, il regista fa il regista e gli attori fanno gli attori. Gianni ci spiega che ben di rado il regista è disposto ad accogliere suggerimenti dagli attori: quel che è deciso, è deciso... anche se non funziona. Il nostro caso è diverso: lavoriamo insieme a Gianni, sotto la sua illuminata guida, ma ogni proposta è valida e viene ascoltata. "La disciplina ci vuole", puntualizza il nostro regista, "ma voglio sempre sapere cosa pensate".

Ed ecco che arriva la proposta di Isabella di arricchire il copione nel punto successivo alla scoperta della vera identità di Killarney ed Ehmain alla festa della tosatura. Il re è furioso con il figlio per la sua intenzione di sposare una pastorella, ed il figlio è furioso con il padre per la sua ipocrisia ed... arretratezza. Isa pensa che questo momento necessiti di un più sostanzioso ricorso al testo originale di Shakespeare, riducendo il corrispondende segmento di narrazione. Gianni è d'accordo e la proposta di Isa viene approvata. [Pubblicherò al più presto una versione aggiornata del copione]. Nuove battute da imparare per Roberto, Vcz e Jale.

Le sorprese non sono finite stasera. Intoniamo per Gianni il "Non nobis", seguendo come possiamo i suggerimenti di Michela della settimana scorsa. Il risultato non è eccellente ma è... piacevole, e Gianni se ne rallegra. Vcz vuol provare addirittura a cambiare la tonalità nell'ultima ripetizione, proprio come sul CD... ma l'esperimento fallisce, almeno per ora. Ci riproveremo! (Forse).

Riproviamo anche la danza iniziale delle fate del lago, e poi la parte centrale del secondo atto. Durante il monologo "botanico" di Perdita, gli altri attori si trasformano in oggetti inanimati, e si risvegliano solo alla fine, quando la stessa Perdita torna in sè e prova imbarazzo per essersi fatta trasportare dall'entusiasmo.

29.01.10

Leggerezza finale

Ovvero la storia ha un lieto fine e tutti se ne rallegrano. Tranne la vecchia tortora.

La ormai familiare saletta di spazio Ado stasera ha nuove ispiratissime decorazioni sulla (finta) porta in fondo. La temperatura, invece, è la stessa di sempre (Scrat di "Ice Age" sarebbe a suo agio). Rimossi i tappetini scopriamo che, come succede nelle migliori case, lo sporco non si butta via quando si può nascondere. Vcz dà una sommaria spazzata e solleva molta più polvere di quanta ne rimuova. Per fortuna Isa (che è allergica) non ci fa caso. Oppure sì?

Al cast di quest'anno si aggiunge anche il registratore di Patrizia. O meglio, si aggiunge la voce registrata di Robert, nei panni dell'impresario. Gianni interagisce con il fantasma nella parte iniziale dello spettacolo, e gli confessa che sì, quest'anno il testo è basato su un lavoro di Shakespeare ma... è tutto diverso.

A proposito di fantasmi: Gianni non ci sarà il 18 febbraio a causa di altri impegni. Chiederemo a Michela se può venire ancora a trovarci per darci una mano anche con "In this heart", dopo il suo salvifico intervento su "Non nobis". In realtà la pregheremo. E va bene: la imploreremo. (Michela se mi leggi: faccio un po' lo scemo ma sono sincero).

Eccitanti novità per Isa: nel ruolo di regina/statua/morta/viva, farà il suo ingresso a bordo di un carrellino montato su rotelle, agilmente sospinto da due graziose ancelle. La povera sarà per giunta coperta da un regale drappo. Isa ha accolto la notizia contenendo a stento la gioia. E' apparsa tuttavia un po' pallida... ma sarà stato sicuramente l'effetto della luce soffusa.

Nonostante l'assenza di Jale (sostituita egregiamente, quando necessario, da Isa e... Vcz) abbiamo poi montato il finale del secondo atto. Elemento preponderante: gli abbracci (anche con Giorgio/narratore, che entra a tutti gli effetti nella storia), la gioia collettiva, la festa... insomma la leggerezza e il sollievo dopo la tragedia e la risoluzione dell'intreccio. Solo Patrizia/Oisin, "vecchia tortora", rimane malinconica: marito sbranato molti anni prima, una vita passata a curare una statua... e per finire tanta gratitudine e un pugno di mosche.

P.S.: per il copione aggiornato clicca qui.

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