Alessia invia la riflessione che segue. Adesso più di prima muoio dalla voglia di incontrare la cornice di DFN!
È il 9 settembre 2008, o forse il 10, come spesso accade il giorno seguente l'incontro della compagnia entro nel Saggiattore per leggere le novità. Scorro il testo, guardo le foto pubblicate, quando la mia attenzione viene catturata da una frase specifica: "...e tutto intorno, applicata fuori dalla scena, frammenti di una grande cornice (...)". Immediatamente appare lei, un'enorme cornice dorata. Un'immagine chiara e allo stesso tempo sfuggente, come se di fronte al tentativo di vederne i dettagli, sparisse; quasi si trattasse di un sogno ad occhi aperti.
Proseguo le mia lettura e, qualche riga dopo, vengo nuovamente attirata da un'altra frase: "(...) e tutti quei fattori che sopprimono la creatività dell'individuo e soffocano le espressioni artistiche. Perché questo è in definitiva il tema del lavoro: la crisi dell'arte. (...)". Mi sento improvvisamente affascinata dal nuovo lavoro. Non conosco ancora il contenuto, eppure, ho la sensazione che in qualche modo e per qualche inspiegabile motivo il suo messaggio mi parli, quasi m'appartenesse.
Vedo nuovamente la cornice. Questa volta l'immagine si fissa un po' più a lungo, permettendomi d'intravvedere più chiaramente qualche dettaglio. Riesco a riconoscere in basso in un angolo un'enorme tastiera e tanti schermi di computer. Non è chiaro il contenuto degli schermi, ma, in questo istante, so che sarà proprio attraverso di loro che racconterò questa nuova storia.
Nelle settimane che seguono, le parole lette nel Saggiattore e l'immagine della cornice tornano inaspettatamente; rievocano altri vissuti senza nessuna logica apparente; riaccendono nuove immagini; si mescolano dando origine a fiumi di pensieri e sensazioni (alcune le ho condivise direttamente con voi proprio attraverso la finestra del Saggiattore). Arriva il giorno che, spinta dall'insistenza di quell'immagine, mi siedo, la disegno, ripongo quel disegno in un cassetto e lo lascio lì.
Trascorre un mese intero, poi un altro, ma il progetto è sempre in quel cassetto. Di tanto in tanto vado ad aprirlo e poi lo richiudo accuratamente. Comincio a raccogliere un po' di materiale... semplice materiale di recupero. Adoro l'idea di sfruttare le proprietà degli oggetti per creare qualcosa di diverso, di molto lontano dalla funzione per cui sono stati ideati, dal loro destino... ma questo ve l'ho già raccontato in uno dei miei "deliri" precedenti.
Finalmente arrivano i panneaux, li ripongo nel mio atelier assieme al materiale raccolto, ma il progetto non decolla. Mi sento come se quelle immagini fossero bloccate dentro di me, come se non trovassero la strada per arrivare alle mie mani. Eppure sono nitide, le riconosco, e allora cosa non funziona? Metto a letto Tobia, scendo nel mio atelier, passano ore senza che succeda nulla di concreto. Comincio a tagliare le scatole delle uova, a colare delle figure di gesso... tutto nel disperato tentativo di macchiare quei panneaux, puri e immacolati... cerco di "tracciare" la prima linea, ma... NIENTE!!!
Arriva la sera in cui vedo i panneaux neri; senza pensarci due volte comincio a pitturarli ad uno ad uno (ancora oggi non so dire se quel lavoro, durato ben due sere, si è rivelato indispensabile al fine del risultato, ma certamente è stato l'INIZIO). Mentre pitturo, improvvisamente appare tutto chiaro: "sono immagini separate tra di loro, intrappolate dalla mia testa che pretende di conoscerne il significato, ma che in realtà non permette alla storia di completarsi. Cos'hanno da dire? Cosa vogliono dirmi?"... Vedo la tastiera; finalmente la riconosco. Quello è il punto di partenza! Certo quella tastiera simboleggia lo strumento con il quale l'essere umano programma e organizza tutti i suoi pensieri e le sue azioni. Solo attraverso di lei gli schermi potranno accendersi. E così è successo!
Da quel giorno il lavoro ha preso il volo e, uno dopo l'altro, si sono accesi tutti gli schermi; ognuno con la propria storia. Una storia priva di pretese, pronta a modificarsi a seconda degli occhi, delle sensazioni, delle emozioni di chi la osserva. Questa cornice, come l'intero spettacolo, cito, "è più da osservare che da capire; più da sentire che d'ascoltare".
Ho immaginato l'organizzazione della mente umana confrontata con il mondo dei nostri giorni, come fosse una centrale operativa dotata di sofisticati strumenti di analisi, codificazione, ricerca e selezione. Mi sono divertita ad immaginare di girare di nascosto nei suoi corridoi, raccogliendo qualsiasi informazione mi capitasse sottomano, lasciando che fossero proprio le immagini che s'illuminavano a parlare per me... Come ho avuto la chiave per entrare è una lunga storia, o forse talmente corta e semplice da apparire assurda, ma quello è un altro capitolo.
Vi accompagno là dove mi ha misteriosamente condotto proprio "Dreamfastnet". Un "viaggio" che per me si è rivelato affascinante e irripetibile.
I fili elettrici simboleggiano la "corrente" necessaria al funzionamento di tutta la "centrale". Se però guardiamo con attenzione il groviglio di fili, possiamo notare che sono legati in diversi punti da una corda, e che la spina non è inserita nella presa. Sembrerebbe che il sistema non utilizzi tutto il potenziale dell'energia a disposizione.
Il labirinto rappresenta l'inarrestabile ricerca che caratterizza l'essere umano, spesso orientata verso l'esterno. La parte maggiormente illuminata di tutto il labirinto è il centro, o meglio la partenza; là dove ogni essere umano nasce e ogni bambino vive.
La vita è una ricerca costante, disperata e senza speranza, una ricerca di qualcosa che non si sa cosa sia; pare che il destino dell'umanità sia la frustrazione, poiché qualsiasi cosa si ottiene diventa priva di significato nel momento stesso in cui la si raggiunge... e la ricerca riparte da capo. Quella ricerca si basa sull'idea che ciò di cui hai bisogno sia altrove. Esiste, ma non è mai "qui e ora", è sempre "là e allora".
Osho, "Intimità"
L'incastro di scatole costituiscono l'archivio della centrale. Il luogo dove arrivano informazioni di qualsiasi tipo e vengono successivamente ordinate, selezionate, etichettate e catalogate. Possiamo notare una serie di cassonetti disposti lungo l'archivio nei quali vengono gettate le informazioni che non si riescono a catalogare.
La catena di montaggio è la vera fabbrica della centrale, il luogo dove vengono riprodotti e omologati i pezzi della nostra personalità in base al modello di riferimento.
La giostra è il locale svago, la parte che si occupa del tempo libero e delle attività ricreative. Il suo principale scopo è di allentare la tensione e lo stress degli operatori degli altri settori e salvaguardarne il rendimento e l'efficacia. Stabilisce quando e come prendersi il "tanto atteso meritato riposo".
Il burattinaio controlla tutte le azioni, i movimenti e gli spostamenti dell'essere umano. Si vedono unicamente due grandi mani, ma non si conosce la loro vera identità. Chi è il Burattinaio? Lui non mostra mai il suo viso... i suoi fili ricordano quasi una ragnatela e sono attenti a lasciare giusto l'agio per compiere il movimento che lui -il burattinaio- ritiene essere quello giusto. È così abile e preciso da riuscire a convincere che quelli siano effettivamente gli unici movimenti possibili.
La slot machine è la parte del cervello umano che s'ispira (o crede di farlo) ai valori originali e si occupa di tramandarli. Purtroppo, con il passare del tempo questo passa parola ha distorto, semplificato, adattato il significato originale, rendendolo quasi irriconoscibile e generando quelli che oggi riempiono buona parte delle nostre conversazioni, i luoghi comuni.
Gli schermi della centrale sono disposti in modo da creare degli spazi vuoti (sgabuzzini) dove vengono buttate tutte le informazioni ritenute limitanti, dannose o inutili al funzionamento generale, una sorta di antivirus che, in gergo, vengono chiamati i "meccanismi di difesa".
La centrale è dotata anche di un binario morto, dove vengono parcheggiati i treni dei sogni e dei desideri in attesa di partire. Purtroppo le uscite sono state sbarrate da materiale di scarto rendendone difficile il ripristino.
Inoltre si possono notare elementi che non hanno una funzione specifica; il loro unico scopo è di mimetizzare e mascherare e depistarci dal vero significato degli altri settori.
Nella cornice sono visibili tre angoli, tutti con una funzione a specchio. Il loro compito è di RIFLETTERE fedelmente i modelli acquisiti.
La scacchiera rappresenta il settore delle interazioni umane; delle strategie relazionali che vengono adottate dai giocatori... quasi fosse una partita a scacchi.
Il centro analitico è il reparto che si occupa di analizzare, giudicare, spiegare le informazioni che entrano. Inoltre svolge un potente e rapidissimo ruolo di motore di ricerca.
Infine la spirale è simbolo del tempo che trascorre e di tutte le tappe che andrebbero raggiunte nell'ordine più o meno prestabilito nel corso della vita.
La centrale costituisce la parte civilizzata, addomesticata della mente umana. Quella alla quale viene affidata quasi interamente tutta la nostra esistenza. La parte che è stata condizionata dal progresso; oserei dire, la parte costruita (nel senso letterario del termine) dell'essere umano. Portavoce e rappresentante: la parola.
Terminato questo viaggio attraverso la nostra centrale operativa, considerata il dono più prezioso dell'intera umanità, mi sorge qualche domanda...Quando l'uomo è libero? Siamo veramente liberi di pensare, scegliere, amare? O qualcosa, qualcuno, è talmente abile da regalarci l'illusione di poterlo fare? Cosa ci spinge a cercare sistemi di controllo e analisi sempre più efficaci e rapidi? Forse la paura di perdere il controllo, di non essere all'altezza, di non essere considerati? È quindi la paura il vero volto del burattinaio? La paura del vuoto e della solitudine condiziona la nostra esistenza?... eppure...
... Eppure è proprio nel buio e nel silenzio che si compiono i veri miracoli del mondo... è sotto terra che un seme germoglia dando origine alla sua pianta... è nell'oscurità del grembo materno che un feto diventa essere umano... Allora di cosa bisogna avere paura?
Sotto il cemento che forma la platea, sopra la quale è stato costruito questo sofisticato strumento di gestione e controllo, scorre, si muove, opera incessantemente una forza che appartiene e sottostà a tutt'altre regole: le regole della natura. Lì sotto sono sepolte le forze primordiali; lì nascono le passioni, i desideri, gli amori e i talenti; lì nasce la nostra intelligenza naturale, quella che conserva dentro di sé poteri di auto-guarigione, telepatia, intuito, orientamento; quella capacità innata di percepire il pericolo, i cambiamenti meteorologici, le sensazioni; quell'intelligenza istintiva della quale è rimasta solo una piccola traccia impercettibile nell'essere umano, costantemente distratto. L'uomo è arrivato a livelli di presunzione tali da dare per scontato, quasi fosse dovuto, tutto ciò che è gestito dal sistema involontario, ignorando e soffocando le sue ripetute richieste d'aiuto. Portavoce e rappresentante: il corpo.
Fortunatamente, quando la tensione è troppa, qualcosa sopraggiunge a distruggere ciò che è d'impedimento al naturale flusso dell'energia umana, liberandola. Possiamo notare che la cornice è rotta, quasi non fosse in grado di contenere tutta la pressione alla quale è sottoposta. Le crepe e le spaccature rappresentano le crisi e i disagi vissuti dall'essere umano. Crisi che spesso sono giudicate inadeguate e dannose, alle quali la centrale pone immediatamente rimedio, ma, ... sono loro ad essere dannose?
Attraverso uno schermo andato in frantumi, si può vedere un "mandala", che vuole rappresentare la forza e l'energia rigeneratrice dell'essenza umana; là dove nasce e si alimenta ogni talento. Dietro la spaccatura più grande esce il vero spettacolo: il palco sul quale prenderà vita "Dreamfastnet".
Terminato il lavoro di assemblaggio della cornice, manca l'ultima operazione: La metamorfosi! Forse la fase più ricca e significativa, dove non sono mancati stupore e sorprese... direi la più viva ed emozionante. Armata di una tuta, una mascherina, un compressore del dopo guerra, una pistola per pittura e un validissimo e volonteroso assistente (il professore) ci lanciamo nel vortice dell'avventura.
Una nube di dispersione nera si abbatte su l'intera cornice cancellando qualsiasi traccia dell'oggetto preesistente e restituendone uno completamente diverso. Improvvisamente, quasi magicamente, scompaiono tutti gli elementi di distrazione (la marca della scatola di biscotti, il colore, il bianco del sagex, le scatole delle uova ecc.) ed emergono elementi che non era possibile individuare prima. Tanti oggetti, senza alcun legame apparente, svestiti della loro "identità", si uniscono per formarne uno nuovo ed irripetibile.
Dopo il nuvolone nero torna il sole. La dispersione oro esalta le ombre e accentua nuovi dettagli del tutto imprevedibili... lasciandoci, in quel preciso istante, senza fiato!!
"...ma anche se un giorno si riuscisse a dimostrare quest'ultimo segreto cosa cambierebbe la nostra miserabile esistenza?"
- La creatività, figlia delle forze primordiali che abitano ogni essere umano -
Commenti (1)
Tutti ansiosi e curiosi di vedere la cornice che solo qualcuno ha intravisto finora quando era ancora un insieme di materiali diversi ...
Potrei raccontare a lungo cosa ha rappresentato seguire il percorso che ha portato alla realizzazione di questa cornice ma oggi semplicemente liberamente intensamente profondamente mi sento di dire : GRAZIE ALE PERCHE' SENZA LA CORNICE DFN SAREBBE INCOMPLETO .
Scritto da robi | 25.04.09 11:31