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Il giovinetto di Von Kleist

Anche stasera incontro all'OTAF e prove con materiale di scena. Assente solo Luke, che poco dopo l'arrivo è scappato via per difficoltà... intestinali.

Prima di incominciare, e in attesa di Isabella che è arrivata un po' più tardi per impegni di lavoro, abbiamo discusso alcuni impegni futuri. Si è parlato della possibilità di tornare a San Bernardino quest'estate e del seminario di commedia dell'arte che Gianni vorrebbe organizzare a Sommascona. Vcz ha presentato il progetto "DFN10": una raccolta di dieci cortometraggi su DreamFastNet (si gira martedì prossimo a Spazio Ado). È poi arrivata Isa, che ha illustrato le attività previste per il pomeriggio del 17 maggio nell'ambito dell'iniziativa "Infobus".

Avendolo lasciato in sospeso martedì scorso, siamo partiti subito con le prove del secondo atto. Il professore di Roberto comincia a mostrare degli spunti interessanti. Il "devo" invece subisce una battuta d'arresto: date le difficoltà incontrate, Gianni ha deciso di semplificare la coreografia e ha disposto che le quattro attrici rimangano ferme durante la declamazione del testo, girando ciascuna la testa verso il pubblico ogni volta che è il suo turno di parlare. La nuova impostazione funziona, anche se le quattro si sono ripromesse di provare ancora con la coreografia originale. Gianni prenderà al suo ritorno una decisione definitiva (sarà via tutta la prossima settimana).

Dopo aver provato la scena dell'aria di Mozart e quella della danza turca, ci siamo fermati a riflettere sul loro significato. Entrambe sono incentrate sull'amore e sul desiderio.

Durante la scena del barbone, Ale ha usato per la prima volta il suo tamburello. Gianni però ha affermato che il suono dello strumento disturba, e si è riservato di apportare ulteriori cambiamenti.

A conclusione del tempo a nostra disposizione, Gianni ci ha letto un passo tratto dal saggio "Sul teatro delle marionette" di Heinrich Von Kleist di cui ci aveva già parlato.

Un giovane, dopo aver fatto un bagno, rivolge uno sguardo verso un grande specchio mentre pone il piede su di uno sgabello per asciugarlo. Quel movimento ricorda all'autore una famosa statua: il giovinetto che si toglie la spina dal piede. Poco dopo il giovane arrossisce e mostra il piede una seconda volta, ma il suo tentativo di riprodurre la grazia e la spontaneità del primo movimento fallisce. Quel giovane passò giornate intere davanti allo specchio, perdendo gradualmente tutto il suo fascino; in un anno scomparì ogni traccia della grazia che aveva in principio.

Il compito più difficile dell'attore è quello di riproporre, giorno dopo giorno, parole e gesti potenzialmente identici, rinnovandoli e infondendo in loro continuamente nuova vita, per evitare che tutto diventi mera ripetizione.

Martedì prossimo appuntamento a Spazio Ado per le prove e le riprese di DFN10.

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Questa pagina contiene un singolo post scritto il 26.03.09, ore 23:49.

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