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La vernice blu

Salto le prove perché sono a New York per lavoro. Ecco il puntuale rapporto di Luke.

Arrivati allo spazio Ado io, Jale, Ale e Robi ci siamo occupati di tirare giù i tappetini (e a fine lezione li abbiamo rimessi a posto). Poi abbiamo cominciato a cercare la radio che... era ben chiusa a chiave nell'ufficio! Quindi lezione senza musica.

Una volta riuniti tutti (assenti: Vcz, Sabina, Isabella) all'interno della sala, Gianni ci ha raccontato com'è andato lo spettacolo a Milano, comprese le disavventure degli attori. Per non far notare al pubblico alcuni errori sono scattate le improvvisazioni. Come gli atomi vengono sottoposti a cambiamenti a seconda della situazione in cui si trovano, così gli attori devono cambiare la loro interazione con lo spazio e gli oggetti quando succede qualcosa che non è previsto.

Finito il racconto, ci siamo alzati in piedi e in cerchio abbiamo eseguito alcuni esercizi di rilassamento e alcuni esercizi della tensegrità.

Poi è arrivato il momento di un esercizio molto interessante. Gianni e Robi hanno portato un baule all'interno della sala e lo hanno collocato sul fondo. Ognuno di noi doveva fare una improvvisazione: andare, aprire il baule e, come personaggio, creare una situazione con quello che trovava all'interno (che Gianni cambiava di volta in volta).

Katia ha trovato una caffettiera: la moglie del regista cerca di convincere Donna Silvia che la caffettiera è un elemento di prima necessità nella vita perché "il caffè rafforza la coppia".

Luke invece ha trovato nel baule un barattolo di vernice e nelle vesti del clown ha cominciato a dipingere col dito sulle pareti e sul pavimento. Alla fine il clown si rovescia accidentalmente la vernice addosso e comincia a disegnare anche su se stesso. La finzione è diventata realtà quando Luke ha scoperto che il barattolo conteneva davvero della vernice blu e si è sporcato la felpa e la maglietta ("per fortuna mi porto sempre dietro un cambio"). Patrizia ha rimosso tempestivamente la vernice finita sul pavimento.

Dopo il piccolo trambusto della vernice è stato il turno di Ale, che nel baule ha trovato una pallina da tennis e ci ha giocato da iguana.

Roberto invece ha improvvisato una lezione di fisica nei panni del professore cercando di spiegare cos'è la materia - ma senza far vedere l'oggetto. Solo alla fine si è scoperto che per lui nel baule non c'era nulla!

Jale invece, trovando un guantone da box, si è calata nei panni di una madre con il suo neonato, tenendo il guantone tra le braccia.

Nei panni della venditrice, Patrizia ha aperto il baule e lo ha subito richiuso. Usando il baule come imbarcazione e lo spazio come mare ha inscenato una gita in barca. Poi si è nascosta dietro al baule aperto inscenando un momento di grande passione. Gianni ha fermato l'improvvisazione e, vista la nostra curiosità, Patrizia ci ha fatto vedere che l'oggetto erano un paio di forbici.

Analizzando l'esercizio, Gianni ci ha spiegato che, come personaggi del sogno, avremmo dovuto prendere gli oggetti in maniera totalmente differente, senza razionalizzare. Poi ha chiesto ad ognuno di noi di descrivere le nostre sensazioni sull'improvvisazione, in particolare sui momenti di maggiore irrazionalità.

La lezione è continuata con la prova del finale della nona scena del secondo atto. Poi Gianni ci ha fatto vedere una nuova pubblicità che vede protagonisti Roberto e Patrizia che pubblicizzano un profumo.

Gianni ci ha chiesto a che punto siamo con i costumi. Per il sabato di lavoro (il 30 novembre) vorrebbe già vedere qualcosa.

Abbiamo concluso provando tutta la scena nove del secondo atto; poi Luke ha provato anche la scena del telegiornale.

Prima di andare Gianni ci ha assegnato un compito per la prossima volta: scrivere le sensazioni avute durante l'improvvisazione e collegarle alle sensazioni già provate durante l'ascolto dei brani di René Aubry.

Ci si rivede dunque martedì (giovedi niente prove: troppi assenti).

Luke.

Commenti (14)

Alessia:

ciao...
stamattina si accende una tenera e luminosa immagine mentre scorro il saggiattore.
Tobia si trova seduto sulle mie ginocchia con qualche gioco disposto di fronte a lui. Giochi pensati e disegnati per catturare e stimolare l'attenzione dei bambini, ma, per qualche inspiegabile motivo, in quel momento sembrano non esistere per il mio piccolo. Improvvisamente spalanca gli occhioni tondi e senza nemmeno darmi il tempo di realizzare si lancia con tutto il corpiccino verso ciò che il quel momento trova meraviglioso, scavalcando tutti i giochi all'ultimo grido: un pacchetto di fazzoletti! Certo un semplice pacchetto di fazzoletti che con la luce che entra dalla finestra provoca dei riflessi luminosi. Ecco l'attrazione di quel momento. Per non parlare di quando, raggiunta la meta, si accorge che quella "cosa meravigliosa" ha anche un suono, una forma, una morbidezza, un sapore... i suoi occhietti passano dalla curiosità alla felicità, alla meraviglia, allo spavento e il suo corpiccino è coinvolto dalla testa ai piedi.

Così abbiamo scoperto tutti il mondo! poi arriva il giorno in cui tutta questa ricchezza, meraviglia, si riassume al minimo indispensabile... Allora diventa il "pacchetto di fazzoletti di carta" e infine "i fazzoletti (punto)", che siano di carta, stoffa, seta, oro sono e rimangono fazzoletti (da zingarelli: "pezzo quadro di tela per asciugare il sudore o soffiarsi il naso").

Tutto questo per esprimere ancora una volta quanto sono affascinata dal nuovo lavoro. Dalla grande occasione che vi è capitata che, al di là dello spettacolo che poi andrà in scena, vi regala l'opportunità di giocare, di immergervi, di ritrovare visceralmente, di sentire sulla vostra pelle una dimensione che troppo spesso, nel nostro mondo di concetti e azioni più conosciute che vissute, non ci è più concesso vivere.
Una grande opportunità che vi regalerà, se vissuta totalmente e senza limiti o distrazioni, sensazioni ed emozioni speciali.

Buona avventura a tutti.

un abbraccio Ale

Alessia:

... quale dimensione? ...
Quella che appartiene al senza tempo, senza spazio, governata dall'assurdo, guidata dall'insensato, libera da giudizi, alleggerita dalla morale. Quella stessa dimensione in cui possono nascere ed esprimersi i talenti, l'unicità di ognuno di noi...

Quella dimensione in cui tutti siamo nati, tutti abbiamo vissuto per un pò, ma a pochi è concesso ritornare e ritrovare... Voi, attraverso la magia del teatro del suo grande potere espressivo e comunicativo, avete la possibilità di calarvici ben 2 volte a settimana, per diversi mesi e, ma questo è il mio pensiero, chi riuscirà a cogliere pienamente questa occasione, porterà qualcosa d'importante in quella che spesso chiamiamo la "vita vera"...

Robi:

Giovedì scorso sono andato al circo ... un mondo che mi ha sempre affascinato al punto che nel cassetto aperto dei sogni c'é il desiderio di lavorarci (nel circo non ci sono solo artisti ma anche quelli che puliscono, amministrano, guidano , vendono pop corn, ecc.), ebbene era uno spettacolo per i clienti della cassa malati. Il direttore della cassa malati prima dello spettacolo ha dato il benvenuto e portato il saluto del consiglio di amministrazione. Una frase mi ha colpito : "in questa viva fatta di giornate grigie ..." la mia reazione immediata è stata: "ma chi ti ha detto che la mia giornata è grigia?". Certo , ci sono anche momenti meno gioiosi nella mia giornata, arrabbiatture, delusioni, sconfitte, ma ogni momento è vivo, entusiasmante. Spesso confondiamo e dimentichiamno tutto questo e anche quando partiamo per quella splendida avventura che è il teatro , nella preparazione del nuovo spettacolo , dimentichiamo e perdiamo l'istante, il presente , il momento per "divertirci" .
Sabato sera mi sono ritrovato a riguardare il trailer della Schiusa, e beh l'ammetto mi sono emozionato, avevo la pelle d'oca ... e ho capito che Dreamfastnet potrà trasmettere emozioni, non ripetere quelle Schiusa, ma nuove emozioni, ma tocca a noi , a ciascuno di noi, ma non basta crederci ma dobbiamo lasciarci coinvolgere e immergere in questa fantastica dimensione ... dove un fazzoletto diventa la cosa più bella che possa immaginare ... grazie Ale di essere e di non smettere di ricordarci ... di essere ... semplicemente .

Robi

Anonymous:

Da qualche anno conservo nel mio cassetto dei desideri una scuola di formazione che si chiama: "IL TEATRO DELL'INESPRESSO"... il suo nome, trovato per caso su una rivista, mi ha incuriosito e spinto a cercare informazioni. Poi appena ho letto l'introduzione e cito:" L'arte, con il suo linguaggio contribuisce a dare forma a quanto in noi è rimasto inespresso o ancora non conosciuto ed il teatro di ricerca a dare voce... l'arte per dar luce ad ogni sfumatura del nostro essere, svelarne gli aspetti più reconditi, gli isinti più profondi, il teatro per dar voce alla nostra essenza, permetterci di giocare con le nostre maschere ed il nostro doppio."

Inutile dire che è stato immediatamente un grande amore, forse non si realizzerà forse sì, ma in qualche modo ha avuto un impatto profondo su di me prima, sulla mia professione poi.

HO sempre riconosciuto l'arte e il teatro come degli strumenti potenti di comunicazione di espressione, migliori di ogni terapia, proprio perché nascono là dove le terapie provano ma faticano ad arrivare...

Per questo quando leggo il saggiattore vorrei farvi mille domande sui vostri vissuti... Come nasce uno spettacolo?, come nasce un personaggio, dove prende forma dentro di voi?, come si riconosce "IL personaggio"?, qual è il motore di ricerca i fattori scatenanti, l'illuminazione?, dove come lo si vive dentro?, come lo si sente?, come lo si trasforma in gesti? e tutto questo nella parte che non riguarda la tecnica...

Nella parte più pratica vi leggo da qualche anno, ma la cusiosità, il desiderio di ascoltarvi raccontare le vostre sensazioni più profonde cresce sempre di più...

So sulla mia pelle che sono momenti unici irripetibili, tutti diversi tra loro, quelli in cui nasce qualcosa di artistico. Come qualcosa che ti prende per mano e ti conduce.

Ovviamente non mi aspetto e non chiedo che qualcuno si metta a rispondere alle mie domande, almeno che non nasca da un forte ed irresistibile desiderio di farlo.

Nuovamente un caro saluto

Alessia:

Scrivo talmente a ruota libera che la metà delle volte dimentico di registrare il mio nome e stavolta non ho nemmeno firmato...

scusate!!!! ... un caro saluto Alessia

Isabella:

Cara Alessia,
bello vedere il tuo interesse per ciò che facciamo e per "l'arte".. Credo che la persona che più facilmente possa rispondere alle tue "domande" sia Gianni.
Da parte mia, posso dirti che da anni mi occupo di "arte" in vari ambiti e sono giunta alla conclusione che la vera "arte" non viene da un'illuminazione... Non credo all'idea romantica della creatività artistica vista come "alito divino" che si esprime attraverso l'uomo. L'arte è qualcosa di profondamente umano e, secondo me, si manifesta soltanto grazie ad un lungo e duro lavoro di preparazione.
Quella che può sembrare un'ispirazione, a mio parere, è semplicemente l'atto finale di un percorso di ricerca, di una serie di domande su quale sia la strada giusta, di una serie di decisioni, di ore e ore di prove e di pensieri, a volte di una vita intera. Non tutti coloro che ci provano, raggiungono la vera arte (quella con la A maiuscola, quella riconosciuta da tutti... Ma di certo non esiste nessuno che la raggiunge senza una lunga preparazione (tranne esempi rari come Mozart, Maradona, etc che forse un po' di divinità l'hanno davvero nel sangue...).
Personalmente non credo di aver mai raggiunto una vera espressione artistica in ciò che ho fatto fin'ora a livello teatrale... Per ora si tratta solo di vivere ed esprimere le proprie sensazioni ed emozioni. Per ora, si tratta solo di "creatività". I personaggi nascono (piccoli piccoli) dentro di noi la prima volta che si legge il copione e crescono lentamente soltanto attraverso le prove, i confronti con il regista e con i compagni, i suggerimenti... Ma fin'ora ho abbandonato i miei personaggi proprio nel momento in cui iniziavano a prendere forma e incominciavo a capirli. Per "riconoscerli" davvero, forse dovrei fare l'attrice professionista e dedicare loro tutte le mie giornate.
Guardando le prove e gli spettacoli della Compagnia, a volte ho visto e riconosciuto "l'arte",quella vera: dei momenti a volte brevi, ma intensi... Ma l'arte, secondo me, è qualcosa in più della creatività e ha bisogno di dedizione totale, e non di due sere a settimana, per essere raggiunta.

Alessia:

Cara Isabella,
solo qualche anno fa avrei scritto le tue stesse parole, con la stessa sequenza, la stessa convinzione, e un pò di rassegnazione...

Oggi sono visceralmente convinta che l'espressione artistica nasca solo e unicamente dalla natura umana più profonda.

Guardiamo attentamente le scuole d'arte, gli esercizi che appaiono sui manuali, il lavoro che viene fatto e dev'essere fatto, e ci accorgeremmo che per una grandissima fetta consiste nella ricerca di quella condizione naturale, che purtroppo per la maggioranza è tutto meno che naturale. Quella condizione che è già, ed è sempre stata, dentro di noi ma che è schiacciata, zavorrata, sotterrata...
Una grossa fetta di lavoro serve per arrivare lì. Solo una volta tolta tutta la pesantezza allora conoscenze e tecnica possono amalgamarsi in un risultato sorprendente, e forse, senza più troppo sforzo.

Guarda attentamente, nal vostro piccolo, spogliando le proposte di Gianni dalla connotazione di esercizio, e osserva dove vanno a parare, dove vogliono portarti... a liberare, liberare, liberare sensazioni immagini, odori, vissuti... per preparare il terreno sul quale costruire (naturalmente Gianni se mi sbaglio intervieni e correggimi)

Il perché tutto questo invece di nascere spontaneamente richieda fatica e sudore, così come il perché molti veri talenti non usciranno mai è un altro discorso, molto più complesso e articolato.

Sicuramente in passato molti dei grandi che hanno saputo allontanarsi dal credo comune per trovare il proprio talento naturale, hanno dovuto pagare con la moneta della follia, finendo anche male, ma qui mi fermo...

Cara Isa vorrei solo dire, lascia da parte per un momento il grande il piccolo, il vero o finto, il riconoscimento o il risultato e vivi il processo, il percorso, la tua occasione oggi, adesso...

A tutte le mie domande può rispondere ognuno di voi, perché è il vostro vissuto personale come attori della compagnia della notte che m'incuriosisce, mi affascina... il cosa sente Isa, e ognuno di voi quando è immerso in ciò che sta preparando. Tutto il resto lo potrei trovare scritto sui libri.

Cosa vive o sente Gianni mi arriva ... dai lavori che vi ha presentato, dalle proposte che vi porta per farli diventare vostri, per farveli sentire e vivere.

So cara Isa che è difficile accogliere le mie parole, perché là fuori tutto sembra dire il contrario, ma ti prego solo di credere che non nascono da uno spirito romantico, ribelle o semplicista... anzi...

un abbraccio Ale


Isabella:

Cara Alessia, lungi da me pensare che le tue parole siano il riflesso di uno spirito ribelle o semplicista!!!Anzi!

Quando ho usato il terminie "romantico", intendevo semplicemente il periodo storico (e storico-artistico)del "Romanticismo", al quale ti avvicini molto anche quando dici che bisogna ritrovare la nostra "purezza" perduta, scartando via gli stereotipi e le certezze. Come già saprai, gli autori romantici sostenevano che la vera vita esiste solo nello stato dell'infanzia e della non-civiltà. Era solo un concetto...

Comunque ti ringrazio per i consigli. Vorrei però dirti che sono io stessa la prima a sapere che devo godermi le esperienze e che devo lasciare da parte quelle che tu chiami "zavorre" e che io chiamo "le naturali sedimentazioni della vita". È ciò che sto cercando di fare da numerosi anni, attraverso il teatro.
Per cui le tue parole non sono per nulla difficili da accettare, dato che coincidono perfettamente con il mio pensiero. Vedi, siamo d'accordo!
So, però che quello che dici è più facile a dirsi che a farsi. Penso, anzi, che sia impossibile ritornare a quello stato di grazia di cui parli, anche attraverso l'ascesi più totale... Chi ci ha provato fino in fondo, ha fatto poi il grande errore di riunciare alla vita stessa, come tu stessa hai detto.


Con il mio scritto ho semplicemente dato una mia risposta alle tue domande. Ho espresso il mio punto di vista, senza volerlo proporre come verità assoluta, ma semplicemente come uno dei tanti punti di vista. Ce ne sono altri, altrettanto validi, a seconda della persona che vive l'esperienza e di ciò in cui crede e di cui ha bisogno. Come dici spesso, non ci sono verità assolute, per cui non ci sono modi univoci e giusti (o non giusti) di vivere le cose, o di vivere, semplicemente.

Anonymous:

cara Isa,
un sincero e sentito SCUSAMI è quello che desidero dirti... con tutto il cuore!
vorrei raccontarti come le mie parole nascono solo da vissuti personali e siano spinte semplicemente da un sincero desiderio di condivisione, senza la minima pretesa o lo scopo di convincere, ma, preferisco ripetere la cosa più importante: SCUSA!

CIAO Ale

Isabella:

Cara Ale,
scusami tu! Scusami tanto se ti sei sentita di dovermi chiedere scusa... non ce n'era davvero bisogno... Sul serio!
Comprendo benissimo il tuo desiderio di condivisione di ciò che vivi... e spero davvero che ti sentirai sempre libera di farlo con me e con tutti gli altri, qui, su questo blog... Anch'io volevo semplicemente condividere il mio vissuto e i miei pensieri con te!

Cari saluti! A presto!

Isa

vcz:

Se posso mi inserisco anche io - e visto che sembra necessario, mi scuso anticipatamente :-)

Condivido quanto afferma Alessia nell'introduzione al "teatro dell'inespresso", e cioè - molto semplicemente - che l'arte è comunicazione.

Non parlerei necessariamente di "illuminazione", invece. Sono d'accordo con Isa quando sostiene che l'illuminazione non è per tutti. Per molti c'è solo duro lavoro e la soddisfazione di arrivare a un certo risultato contando sulle proprie forze e una gran dedizione. Si potrebbe sostenere che quello che si ottiene in questo modo non è "arte"... e che l'arte è appannaggio solo di individui "illuminati", appunto. Non so se questo ha davvero importanza: in fondo, è solo questione di mettersi d'accordo sul significato delle parole.

Anche l'associazione della parola "terapia" al nostro lavoro mi pare impropria, onestamente. È vero che fare teatro ti può cambiare, se tu lo permetti. Ma questo non capita automaticamente, e soprattutto non è necessariamente "terapia" di qualche disagio preesistente. È una magnifica occasione di sviluppo e crescita personale... ma è un'occasione che può anche non concretizzarsi. Si può benissimo vivere la cosa a un livello epidermico, e dalla mia esperienza posso dire che dall'esterno non è facile capirlo. In altre parole: si può essere apprezzatissimi dal pubblico e avere dentro ben poco. Tornando alle definizioni: in questo caso si può ancora parlare di "espressione artistica"? O è solo un esercizio meccanico? Ma se il pubblico lo apprezza, non ha forse comunque una sua dignità? Si può comunicare senza volerlo? È possibile che il pubblico riceva qualcosa che l'attore non ha mai inteso di trasmettere?

Non trovo che questo discorso implichi "rassegnazione" o disillusione. Non mi sento diminuito nell'affermare che molto del mio lavoro è più frutto della razionalità che di una purissima ebbrezza creativa. Ciò detto, mi sento molto più "fanciullo" (nell'accezione romantica) oggi che dieci anni fa... ma è per il teatro? O piuttosto per tutto l'insieme delle mie esperienze di vita?

Alessia dice che è necessario "liberare, liberare, liberare" per tornare alla condizione primordiale, fonte di ogni genuina espressione artistica. Io dico che per liberare occorre aggiungere, non togliere. Mi spiego: la "liberazione" è frutto di una maturità che si acquisisce con una maggiore comprensione. Se raggiungi quella certa maturità, tutti i pezzi si semplificano, e vedi tutto con la chiarezza necessaria, e raggiungi te stesso in profondità e con la consapevole leggerezza di chi è "sapiente".

In altre parole: io credo che sia necessario conoscere e capire per poter liberare. Per quanto possa sembrare una contraddizione, io credo che la ragione sia lo strumento per raggiungere l'illuminazione. Sono forse più illuminista che romantico? (Sempre nell'accezione storico-artistica). Eppure mi sento molto romantico...

Alessia:

Caro Vincenzo,
Chiedo scusa anche a te.
Siccome per me, il mio avvicinarmi al teatro e all'arte, nasce solo e unicamente dal fascino per l'espressione umana, per la comunicazione. Il tutto legato ai miei vissuti personali e alle situazioni di grande sofferenza umana che la mia professione mi ha fatto incontrare, ho avuto voglia, ingenuamente e con molta ignoranza sull'argomento (ne sono consapevole), di confrontarmi con voi che lo vivete più concretamente di me.

Nel mio contesto professionale arte e teatro possono diventare strumenti terapeutici (era uno delle mille sfumature che a me affascina, non certo legato al vostro lavoro). Il mio amore viscerale per il genere umano e le sue molteplici manifestazioni e reazioni, mi affascina al punto di spingermi a fare queste uscite, anche quando non è il luogo o il caso.

Giustamente sono punti di vista, ma che non banalizzano o condannano gli altri, molto semplicemente si parla e si racconta della stessa cosa guardata da altre prospettive. Se descrivo una montagna stando ai suoi piedi, sulla cima o al suo interno, rimarrà sempre una montagna in tutta la sua bellezza, ma la descrizione sarà per forza di cose differente. E la posizione scelta per guardarla non è migliore o peggiore, semplicemente diversa. È questa diversità che avevo voglia d'incontrare. Nessuna convinzione, nessuna affermazione da parte mia...

Con assoluta stima e rispetto Alessia

vcz:

Ciao Alessia!
Ma non devi scusarti!!!! Siamo qui appunto per discutere e confrontarci... e nessuno pretende di detenere verità assolute! Anzi io ti ringrazio per aver stimolato questa conversazione!

Vcz.

Ale:

Ciao,
fuori nevica, il paesaggio cambia costantemente man mano che viene coperto dal manto nevoso. Tobia dorme beato nel suo lettino. Io sto riordinando la cucina, i pensieri corrono senza una logica apparente, saltano di qua e di là. Improvvisamente (sorrido perché utilizzo spesso questo termine, ma è proprio così che lo percepisco, senza preavviso, di punto in bianco, senza identificare un motivo scatenante...) si accende (sorrido nuovamente) il forte desiderio di andare sul saggiattore. C'è la nuova descrizione del vostro incontro di ieri, ma non mi fermo lì, in realtà torno ai nostri scambi dei giorni scorsi, li leggo e poi rileggo un'altra volta. E mi accorgo che oggi, o meglio in questo preciso momento, vedo con un altro punto di vista (inteso proprio come "posizione da dove osservare"). Allora invece di essere colpita dal contenuto della conversazione sono attirata dalla dinamica. Come se avessi l'occasione di osservarmi da fuori, con molta dolcezza. Mentre scorro quelle parole rivivo le sensazioni. Vivo tutti gli stati d'animo che ho provato attraverso quei momenti, dalla libertà al disagio, dalla gioia alla rabbia, dal fascino alla delusione, dal coraggio alla totale insicurezza. Vengo attirata dalla data e dall'ora in cui capitava tutto questo: in pochi giorni a poche ore di distanza. Mi soffermo ai due momenti in cui l'insicurezza di quell'istante mi impediva quasi di riconoscere le mie stesse parole e mi spingeva a scrivere quei due messaggi di scuse, che oggi, con molta dolcezza e con il sorriso sulle labbra, trovo un pò patetici. Sono improvvisamente ed inspiegabilmente invasa da un senso d'infinito, quasi una boccata d'aria fresca. Di colpo nascono nuove immagini, si scatenano nuove e inaspettate riflessioni, una nuova visione.

Si accende nuovamente quel "liberare". In questo istante posso vedere come è fatto, mi rendo conto che non si tratta di togliere, di svuotare, di cambiare qualcosa nella nostra vita. È una semplicemente una condizione mentale. Sapete quale immagine mi viene in questo momento? Avete presente quei poster fatti da mille piccolissime immagini, tantissimi micro dettagli che nascondono al loro interno un'altra immagine tridimensionale. Per riuscire a vedere quell'immagine tridimensionale bisogna riuscire a "guardare attraverso". I micro dettagli non svelano nulla di ciò che nascondono, non c'è nessun legame apparente eppure sono proprio loro a dare vita a quell'effetto. Proprio un eccessivo soffermarsi su ognuno dei dettagli impedisce alla "magia" di compiersi.
Ecco che faccia ha oggi quel "liberare": raggiungere quella condizione, quasi d'estraneità, che permette ad esperienze, vissuti e conoscenze di mescolarsi e dare vita a qualcosa di nuovo.

L'ultimo segreto che vi svelo... quando disegno e mi accorgo che qualcosa non scorre, che non riesco a piazzare una linea dove dovrebbe essere, dove l'ansia del risultato supera la mia capacità, volto semplicemente il foglio e continuo a disegnare al contrario e ... rimango sempre sbalordita di scoprire poi il risultato. Ancora oggi non so nemmeno come e quando ho "imparato" a disegnare, eppure lo so fare... Ma?!

Ecco un pezzetto della meraviglia (inteso come lo stupore di prendere consapevolezza di quanto vi ho appena raccontato) che oggi mi invade...

Ops le 14.30 devo correre a finire di sistemare la cucina....

Ciao ciao Ale

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Questa pagina contiene un singolo post scritto il 18.11.08, ore 23:22.

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