Mi interesso di teatro da parecchi anni. Prima a Campo Teatrale, poi con la Compagnia della Notte.
Quando ho cominciato l'impatto è stato duro: il lavoro che avevo davanti era molto diverso da quello che avevo immaginato. Pensavo che mi avrebbero dato dei libri, che avrei studiato delle nozioni teoriche e che poi mi avrebbero insegnato una tecnica ben precisa che qualcun altro aveva codificato con precisione. Pensavo che mi avrebbero mostrato come diventare il mio personaggio, come sentire quello che sente lui, come pronunciare le sue parole nel modo più giusto. Non è successo nulla di tutto questo - almeno non subito.
Mi hanno invece guidato a ritrovare cose che erano già mie ma che avevo perduto: la capacità di sorprendermi, l'umiltà e l'ingenuità di chi si stupisce di fronte alle cose belle e semplici, la libertà di essere me stesso in modo più autentico, da solo e di fronte agli altri. Io credevo di aggiungere (ulteriori complicazioni), e invece mi hanno insegnato a togliere (le complicazioni preesistenti).
Questi insegnamenti sono tra le cose più preziose che io abbia appreso dal teatro.
È chiaro che non si finisce mai di imparare. Però si diventa più maturi - o almeno più consapevoli. E questo vuol dire crescere e aver voglia di crescere ancora. Al punto che non ci si sazia delle cose già viste, per quanto importanti, e si vuole di più. Si vuole andare avanti. Oppure, come nel mio caso, tornare indietro.
Quello che credevo di volere quando tutto è cominciato, ecco, è quello che oggi sento di volere nuovamente. Non è proprio uguale, perché io non sono più lo stesso, ma ricorda molto da vicino quell'aspirazione iniziale, quella intuizione imperfetta e profondamente ingenua. La differenza è che ora so cosa vuol dire. O almeno ho gli strumenti per scoprirlo. Questa è la mia nuova sfida.
In altre parole: tutti questi anni di faticoso "ritorno allo stupore" mi hanno portato davvero al punto di partenza. (Pensavo di essere pronto a partire anni fa, e invece non avevo nemmeno fatto la valigia). E c'è di più: mi sento più vicino non solo al "vero" me stesso, ma all'essere "umano" in generale. Mi interessano i sentimenti e le passioni, le involuzioni e le redenzioni, il bene e il male - e soprattutto la loro indistricabile commistione. Mi sento ispirato dal genio, dal disordine, dalla bruttezza, dall'indecenza... da tutto ciò che non si può definire e regolamentare, purché sia intelligente e genuino.
È su questo che voglio lavorare. Voglio essere un personaggio che ha dentro tutto il mondo, ficcarci dentro le braccia fino al gomito e tirarle fuori sudate e piene di lividi.
Benvenuto Dreamfastnet. Che cosa sarò per te? Un giullare che recita massime in rima. Un simbolo grandioso, un'astrazione sublime. Oppure, in certi momenti, solo un espediente tecnico, un trucco narrativo. In ogni caso, un'entità inumana, un distillato purissimo di intelligenza creativa. Ma dentro cosa c'è? Dov'è l'umanità che cerco? Il disordine, la bruttezza? Il giullare non può essere bello o brutto, buono o cattivo, perché il giullare non è un uomo. Non ha debolezze, non dubita di se stesso, non ha aspirazioni, non ha sentimenti. Non soffre, non gioisce.
E allora che tipo di lavoro mi aspetta? Ancora una volta, probabilmente qualcosa che dal di fuori nemmeno riesco ad immaginare. Magari tra un anno sarò qui a scrivere quanto sono ingenuo oggi a pensare che il giullare non è quello che voglio, e che la mia ricerca rischia di arenarsi per mesi. Oppure no.
Commenti (2)
ciao Vincenzo,
due anni fa, un po' per caso un po' per gioco, ho iniziato a leggere il saggiattore. Attraverso i tuoi scritti era possibile intravvedere la metamorfosi che stava avvenendo dentro di te, probabilmente senza che tu ne avessi pienamente coscienza in quel momento. Ho visto un Vincenzo preciso, puntuale, preoccupato di riportare con cura ogni dettaglio delle prove per lasciare una traccia di quei momenti...
Io leggevo, ma, non potevo avere accesso a quelle emozioni, perché dallo scritto non emergevano erano chiuse dentro di te, e non essendo presente alle prove non potevo sentirle, e nemmeno viverle... sapevo solo che dovevano esserci.
Poi la crisi, il rifiuto, il tutto che diventa troppo... in quel periodo ti sentivo lottare per mantenere vivo il saggiattore, avevo voglia di dirti cedi, non avere paura, lasciati travolgere da quelle senzazioni e scoprirai... semplicemente il "vero te stesso".
Oggi, e già con gli ultimi scritti era percepibile, ho voglia di dirti "non avevo dubbi"... ti sento finalmente libero, il saggiattore ha veramente preso vita ed è capace di raggiungere anche il cuore di chi non ha vissuto quelle esperienze in prima persona.
Benvenuto vincenzo... Benvenuto sul treno del mistero, delle contraddizioni, dei contrari, del caos e delle bruttezze, dell'intelligenza creativa, delle passioni, che viaggia carburato semplicemente con la consapevolezza.
Un viaggio senza tempo, affascinante, imprevedibile, per certi versi difficile...o forse, talmente facile che molti non lo vedono più. Un viaggio che si compie all'indietro, verso l'interno, interamente nel presente, nell'Adesso.
Mi emozionano le tue parole perché chiunque ha intrappreso quel cammino lo descrive con la stessa intensità e passione.
Un abbraccio
Ale e... Tobia
Scritto da Alessia | 10.09.08 16:12
Ciao Alessia e Tobia! È bello sapere che ci siete!!!
Scritto da Vcz | 11.09.08 13:15