« La posizione sado-maso | Principale | Duc in altum! »

Patrizia sul "Buio"

Patrizia invia l'articolo che verrà pubblicato sul bollettino parrocchiale riguardante "Il buio del Golgota".

Durante il tempo forte della Quaresima verrà proposta una meditazione di carattere religioso-spirituale riguardante le figure di Giuda e Pilato. In questo testo, Pilato vive tra dubbi e tormenti la sua decisione, interagendo con vari personaggi tra i quali - oltre a Giuda - anche Barabba.

Giuda rappresenta la crisi dell'uomo occidentale che accetta l'errore in virtù del proprio essere imperfetto e che opta per un cammino verso la redenzione. L'altra faccia della medaglia è proprio Pilato: egli cerca giustificazioni ad ogni costo a scapito di una razionalità che non va oltre i confini di una logica sterile che lo condurrà alla pazzia.

Barabba è l'uomo del popolo il quale vive la propria esistenza in base agli eventi: "non è buono, non perché nasce con la cattiveria ma in quanto non vive una vita buona".

Rimane il segno di colui che non vediamo mai: Gesù di Nazareth, la cui presenza si avverte nel mutare del destino di tutti coloro che lo incontrano.

Il trascorrere del tempo cronologico è affidato al "Coro" che funge anche da giudizio morale.

"Il buio del Golgota" è in definitiva la metafora del nostro smarrimento quotidiano, senza una vera soluzione, ma con la coscienza, forse, dell'essere consapevole del proprio stato.

Giuda è fratello nostro nella comune miseria del tradimento e nella sorpresa del nostro abbandono al male. Non sappiamo nemmeno perché abbiamo voltato le spalle a Cristo e alla Chiesa. Chi ci ha tolto la fede? Chi ci ha tolto la capacità di credere nel bene, di amare il bene, di accettare il dovere, di affrontare la vita come una missione?

Quanta gente distrugge l'opera di Dio, desola le coscienze, sparge il dubbio, insinua l'incredulità, toglie la fiducia in Dio. Cosa ci importa della coscienza, dell'essere cristiani, cosa ci importa di Dio? Dio non lo si vede, non ci dà da mangiare, non ci fa divertire. Dio non dà la ragione della nostra vita.

Ad un certo momento Giuda ha una rivelazione di fede che misura la gravità del suo misfatto. Dove la coscienza non è tranquilla anche il denaro diventa un tormento.
Così ci sono due patiboli: la croce del Cristo e un albero dove il traditore si è impiccato.

Il più grande dei peccati non è vendere Cristo: è quello di disperare.

Quella parola "amico" rivolta da Gesù a Giuda forse ha fatto strada nel suo cuore, gli avrà fatto sentire che il Signore gli voleva bene e lo riceveva tra i suoi di là.

In fondo noi chiediamo a Cristo di accettarci come siamo, di chiamarci amici. La Pasqua è questa parola detta a dei poveri Giuda come noi. Questa è la gioia: che Cristo ci ama, ci perdona e non vuole che disperiamo.

La meditazione, scritta dal regista milanese Gianni Lamanna, verrà letta dai componenti del gruppo teatrale "La Compagnia della Notte" e avrà luogo venerdì 29 febbraio 2008 nella chiesa di San Giorgio alle ore 20:30.

Commenti (1)

sabina:

grazie Patrizia per aver inviato l'articolo così mi è più facile invitare le persone perchè fin'ora non sapevo bene come presentare la meditazione.

Info

Questa pagina contiene un singolo post scritto il 23.01.08, ore 20:00.

Il post precedente è La posizione sado-maso.

Il post successivo è Duc in altum!.

Molti altri si trovano sulla pagina principale oppure in archivio.