Una riflessione di Patrizia.
Sono una persona che desidera confrontarsi - insieme con altre persone - con testi, riflessioni e meditazioni religioso-spirituali da condividere con altri all'interno di momenti forti della liturgia in ambienti sacri. La forma usata può spaziare dalla lettura all'ambone alla vera e propria sacra rappresentazione, avvalendosi di suoni, immagini e sensazioni corporee.
Questo per vivere un'esperienza di coinvolgimento totale della persona con il Verbo. Esperienza che potrà essere di benessere totale come anche di angoscia e travaglio interiore nonché fisico, (comodità-scomodità nelle sedute; piacere-disgusto nei sapori e negli odori; visione attraente-ripugnante; ascolto gradevole-sgradevole).
Una esperienza che perduri e venga custodita in ogni partecipante come momento di approfondimento, arricchimento o crescita individuale. Per credenti e non credenti.
Le parole del teologo Bruno Forte, Arcivescovo Metropolita di Chieti-Vasto, esprimono al meglio il mio pensiero: "Di ragioni per non credere ce ne sono tante. Soltanto chi vuole chiudere gli occhi di fronte al dolore del mondo, al male che devasta la terra, può pensare che l'ateismo sia una sorta di rinuncia a pensare fino in fondo. In realtà il dubbio dimora nella fede. Anche i credenti devono provare a pensare le ragioni della non credenza, devono turbare la loro coscienza tranquilla di credenti, affinché la fede non sia evasione consolatoria, fuga davanti alla sfida del dolore del mondo".
Noi uomini poniamo domande, noi pensiamo e lo facciamo per non arrenderci di fronte alla morte. Il pensiero è ciò che ci caratterizza, ci rende umani, ci conferisce dignità.
Chi ha fede ha bisogno del coraggio dell'interrogazione.
Ogni uomo che rinunci ad interrogarsi sul mistero del mondo, sul mistero dell'uomo - credente o no - rinuncia alla sua dignità.
Dio è la sfida suprema.
A chi gli chiedeva cosa significasse per lui la croce di Cristo, il filosofo tedesco Gadamer rispose: "Il fatto che Dio abbia fatto sua la morte, è quanto di più alto la mente umana abbia mai pensato".
Non è possibile dialogare con tutti, perché il dialogo presuppone un interesse, una passione comune per l'oggetto in questione. Don Milani, rispondendo ad un sacerdote che gli domandava come raggiungere i non credenti dell'epoca, disse che: "... possiamo raggiungere le persone mirando in alto, stando in alto, cioè vivendo una vita cristiana convinta, appassionata e testimoniante, e sfottere crudelmente non chi sta in basso, ma chi mira basso cioè chi pensa che il senso e la bellezza della vita possano risiedere nell'accontentarsi e nell'appagarsi della banalità: questo è un gioco volgare che non serve alla causa dell'uomo, e che non è degno dell'intelligenza dell'uomo".
Il bisogno del dubbio, il coraggio dell'interrogazione, il non accontentarsi mai dell'ovvio, il cercare di andare oltre, di capire l'abisso, di approfondire, il non saziarsi delle risposte conseguite, il cercarne altre con tutta la nostra vita.
Il dubbio che è come l'amore: chi ama veramente non si stancherà di conoscere l'amato e non dirà mai "adesso ti ho conosciuto abbastanza". Nel momento in cui dice questo l'amore è finito.
Il dubbio del come e del perché, il desiderio di entrare nel mistero e di capire.
Guarda verso l'alto! Và verso l'alto! Verso Dio, verso argomenti di ordine spirituale, ma non solo.
Alza lo sguardo dalla nostra quotidianità - che talvolta è per noi come una zavorra - verso idee, aspirazioni, sogni, desideri, obiettivi che ci sollevino lo sguardo da terra e - coraggiosamente - ci conducano verso altri più arditi, sconosciuti e fors'anche temibili pensieri.
Sul cammino che percorriamo siamo mobilitati e coinvolti in tutte le dimensioni del nostro essere: fisico, psichico, spirituale. Si compie un lavoro di trasformazione:
Non diventiamo un altra persona, ma diventiamo sempre più noi stessi. Progressivamente, passiamo dall'esteriorità all'interiorità, dall'Io superficiale all'Io profondo. Quando arriviamo a capire chi siamo in profondità, scopriamo delle meraviglie in noi: potenzialità spesso non identificate, non liberate.
Si tratta di ritrovare la sorgente interiore dalla quale derivano anche queste ricchezze. Non ci sono due sorgenti identiche nella natura. Ogni ricchezza scaturisce in modo particolare: tra le rocce, le piante, ai piedi di un albero, nel calcare, nell'arenaria...
Così è anche per noi, poiché il nostro cuore è unico.
Siamo invitati a ritrovare la nostra propria sorgente, dopo aver individuato che ne abbiamo una, ad accogliere ciò che essa ci dice, ad ascoltare il suo mormorio, cosa possibile soltanto nel silenzio. È un cammino verso la scoperta delle nostre profondità.
Incamminarci, abbandonare le nostre certezze, aspettare l'imprevisto, vuol dire essere già sul cammino di una risposta.
"Se vuoi cercare la sorgente devi camminare verso l'alto, controcorrente". Ed è la sorgente che io vò cercando, ponendomi in viaggio tra selve ombrose e cave rupi e con due dardi in mano.
Patrizia.