Stasera incontro molto interessante e diviso in due parti complementari. Nella prima parte, Gianni ha lavorato con le coppie Isa/Ale, Patrizia/Luke e Jale/Giorgio nei panni dei rispettivi personaggi. A turno, le tre coppie hanno interpretato la loro scena, seduti uno di fronte all'altra, recitando il testo come da copione - ma secondo le intenzioni dettate da una situazione completamente diversa. Isa e Ale erano due fidanzati, e lui le rivela che dovrà partire per un lungo viaggio e non sa quando sarà di ritorno; Jale era la ragazza che confessa al nonno (Giorgio) di aver preso un brutto voto a scuola; e Luke e Patty erano due amici ai fornelli mentre preparano la frittura dolce di semolino.
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È risultato molto difficile recitare il testo calandolo in una situazione estranea. Lo scopo del lavoro era però quello di estrarre da un apparente paradosso espressioni, gesti e movimenti non banali e non consumati dall'abitudine, dando carattere e spessore ai personaggi e caratterizzandoli con trovate non troppo vicine ai modi di fare personali degli attori.
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Nella seconda parte della serata, Vcz e Roberto hanno fatto un esercizio complementare. Prima hanno inventato (segretamente) una storia ed l'hanno rappresentata senza parole ma solo con pochi semplici gesti. Poi hanno recitato un monologo tratto dal loro testo accompagnandolo a questi gesti, per creare, ancora una volta, un accostamento tra cose estranee e poi scoprirne gli imprevedibili collegamenti - e per usare i gesti trovati allo scopo di arricchire e dare corpo ai propri personaggi.
Il primo esercizio, dunque, aiuta a trovare intenzioni non banali; il secondo, aiuta a scoprire gesti e movimenti freschi, non consumati dall'uso, e che non ci appartengano nella vita comune. Il nostro compito è di unire queste cose con la situazione effettivamente prescritta dal copione, creando una sintesi armoniosa. Inizialmente si lavora con eccessi e tutto ha tinte forti... ma col passare del tempo tutto verrà smorzato e fuso insieme, facendo però attenzione a non cadere nel ripetitivo, a evitare di razionalizzare troppo perdendo così la spontaneità raggiunta.







