Inviato da Gianni.
Non è la prima volta che mi sento dire che con dei professionisti otterrei risultati più eccellenti! Questo dà fastidio alle mie orecchie e al mio animo. Io mi chiedo invece: "Con quali professionisti potrei ottenere risultati migliori?".
Mi spiego, ammesso che io abbia la stima di un gruppo di professionisti, quale sarebbe la differenza di rapporto, non tanto nei miei confronti, ma nei confronti del fare teatro? O meglio, che tipo di esigenza si insinua nel professionista al di là del "mestiere", dell'essere assoldato o dell'accettare spesso lavori non per scelte personali, ma per giustificare il proprio "fare" teatro?
Vi è una differenza, credo, se lavorare su commissione o aderire ad un progetto a partire da un'idea. Lo sviluppo di un'idea fino alla sua finale realizzazione ha bisogno di tempo e pazienza, dedizione e amore, comprensione e reciproco ascolto. Tutti questi, sono ingredienti che non appartengono ai ritmi produttivi di un pacchetto qual è uno "spettacolo" da vendere al pubblico. In campo professionistico è solo il risultato ciò che conta e non il processo di lavoro. L'attore deve solo essere bravo: avere senso del ritmo, capacità vocali e sapersi muovere; ed è per questo che viene preparato nelle accademie, ad essere pronto per l'uso. Di quello che pensa come persona non importa, la sua efficienza e professionalità sono al soldo di una produzione che paga e quindi esige e di un regista che dirige e che chiede dei risultati perché da lì a 27 giorni si va in scena...
Fine della prima e fine dello spettacolo, tutte le sere il confronto, il rapporto con la "propria morte" affinché non si scada nell'ovvio, nel prevedibile: "Eppure sono un professionista, come mai la battuta detta ieri oggi non funziona? Il pubblico di stasera è imbecille!".
"Mi scusi direttore non ce la faccio ad andare in tournée sono angosciato, sono in crisi!". "Va bene, nessun problema, la sostituiamo, sa lo spettacolo deve andare avanti!".
L'attore professionista ahimé! è interscambiabile, non conta: contano l'autore, pardon, la produzione in primis, il direttore amministrativo, il regista e poi l'attore con i tecnici. A meno che tu non sia "l'Attore" ovvero il grande nome, quello per cui tutti vengono a teatro!
Andando avanti in questo discorso "professionistico" scopriremmo che tutto ciò non ha niente a che vedere con il "teatro" che ha origine nel suo significato pieno con la "condivisione di un evento" o Rito. Il rito è tale perché nasce da una esigenza umana intrinseca. Ogni essere umano è prezioso ed è un universo a sé: come può essere interscambiabile? Se così fosse dovremmo tutti recitare, poniamo l'Amleto come nella prima versione fatta da Shakespeare in persona nel 1601.
La domanda che si fa quell'attore "professionista" sulla battuta che non ha funzionato sta a significare che non ha seguito un processo di lavoro, ovvero, quella catena associativa che lo ha portato dal ricordo alla memoria creativa attraverso un gesto o un odore, ma ha semplicemente riprodotto l'intonazione che il regista gli ha messo in bocca come soluzione. Quindi la battuta è in balìa dell'umore dell'attore-interprete che quel giorno ha la luna storta. Se non vi sono delle solide fondamenta, una casa costruita in fretta crolla.
Ecco perché, tornando a monte del discorso, ho questi continui disturbi alle orecchie. L'optimum sarebbe avere dei professionisti che non ragionano da "attori" ma da persone che umilmente usano il fare teatro per esprimere e mettere in gioco se stessi ad ogni replica in scena e tutte le mattine quando si svegliano, affinché persona e personaggio non siano una "maschera" dietro cui nascondersi, bensì uno specchio attraverso cui stupirsi e svelarsi.
A voi ragazzi dico che difficilmente si raggiungono risultati simili a quello che avete ottenuto voi per il semplice fatto di aver amato il progetto divenuto vostro, per averci creduto, e soprattutto perché avete condiviso un "evento".
Con affetto,
Gianni.
Commenti (1)
ti ringrazio gianni per questo tuo scritto. purtroppo a volte la passione (come l'hai descritta tu) che si mette in un progetto, viene erroneamente interpretata... io mi sono sentita di amare il lavoro che stavamo facendo e, come gli altri, di avercela messa tutta. forse questo progetto ha funzionato così bene proprio perchè noi non abbiamo mai avuto la pretesa di definirci o sentirci attori. il nostro scopo è sempre stato e sarà sempre quello di partecipare come gruppo ad una passione che ci lega.
con umiltà e tanta tanta motivazione!
grazie per averci accompagnati!
Scritto da katia | 24.05.07 13:13