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Archivio di Maggio 2007

07.05.07

Prova autogestita

Nuovo incontro stasera per rinfrescare la "Schiusa" in vista dell'ultima messa in scena, quella a Milano di domenica prossima. Gianni, come previsto, non era presente - e allora abbiamo deciso in autonomia di fare una filata completa dal punto di vista di testo e movimenti, ma con un insieme minimale di costumi e accessori.

Assente anche Giorgio, che in vari momenti è stato rimpiazzato in un modo o nell'altro per permettere alle prove di continuare. È stato invece con noi ancora una volta Luca, che si è occupato delle musiche.

Siamo arrivati fino in fondo senza problemi di memoria - ricordiamo ancora bene sia il testo che gli (articolati) spostamenti - e anche divertendoci un po', per evitare che la tensione dell'imminente ritorno sulle scene prendesse il sopravvento!

Uscendo abbiamo compilato un inventario del materiale che porteremo in Italia col furgone, da presentare alla dogana.

Giovedì ultimo incontro, stavolta con Gianni. Poi si va a Milano.

10.05.07

La diagonale del regista

Ultimo incontro del gruppo, stasera al gran completo. Gianni ci ha chiesto di assistere a una prova integrale della "Schiusa", che si è svolta senza grossi problemi e con una buona dose di energia. Al termine, come al solito, il nostro regista ha fatto i suoi commenti e ha elargito preziosi suggerimenti.

I cori e i canti sono venuti bene (anche il delicato coro di "Troia brucia!", mai facile da realizzare).

Giorgio deve ricordare di accentuare i gesti di Giove, sia con la mano che regge il calice che con l'altra, durante il dialogo con Mercurio.

Didone è molto buona - perché Isabella ha finalmente padronanza del suo respiro e riesce a usarlo per gli scopi del personaggio.

Tutti siamo ora in grado di usare con disinvoltura la maschera, che riusciamo a far diventare parte del nostro corpo.

Non è ancora netta la differenza tra il coro dei contadini e quello dei dignitari alla corte di Didone, che devono avere un tono e una postura più eleganti ed aristocratici.

Cinira deve ridurre le pause e avere più ritmo.

Memno e Sergasto non devono entare ruotando come gli alberi nella scena di Apollo e Dafne!

Cinzia deve andare più adagio quando introduce la prima storia ("Di Mirra è la prima..."), perché il suo testo deve aiutare il pubblico a capire quello che sta per vedere.

L'uscita dalla metropolitana deve essere sincronizzata meglio con il suono delle porte che si aprono.

Gianni ha osservato che lo spettacolo continua a maturare. I vari personaggi mutano ed evolvono di continuo, i gesti e le parole si arricchiscono di nuove sfumature e acquisiscono nuovi significati - e questo è un fatto positivo, testimoniando la vitalità del lavoro e l'entusiasmo degli attori.

D'altra parte, il nostro regista ha chiesto di fare attenzione a non perdere dettagli che sono importanti e non possono essere trascurati. Va bene la continua ricerca, ma certi particolari hanno senso solo se fatti in un certo modo, e bisogna cercare di non snaturarli.

Gianni ha concluso dicendo che, a un certo punto, lo spettacolo appartiene agli attori - e il regista, che pure gli ha dato vita, attraversa il palcoscenico in diagonale e se ne separa, lasciandolo nelle loro mani.

Domenica alle 16 ultima tappa della "Schiusa" a Milano. Per noi è la "finalissima".

13.05.07

La "Schiusa" è stata qui

Il giorno della "finalissima" è finalmente arrivato! Abbiamo portato in scena la "Schiusa" al Guanella di Milano, il teatro di Campo Teatrale.

Cioè, il teatro c'era, ma Campo Teatrale no: nemmeno una delegazione piccina piccina, anche solo per controllare che non buttassimo tutto per aria! È bello sapere che in noi si ripone tanta fiducia, ma è curioso andare ospiti a casa di qualcuno... e trovarla vuota.

Noi abbiamo lasciato tutto come abbiamo trovato... così quando i padroni di casa torneranno, non si spaventeranno.

Certo, è possibile che, in un momento di silenzio, si sentano come in lontananza le note di un'arpa. O che, al buio, sembri a qualcuno di intravedere le ombre di cinque imponenti colonne greche. O ancora, che si riesca a percepire per un solo istante uno sprazzo confuso di quella forza irrazionale che si libera a ogni replica, rimanendone sorpresi e magari un po' sgomenti.

Di questa forza noi siamo forse il tramite, ma di certo non la sorgente: essa scaturisce spontanea e anzi inarrestabile dalle immense vicende a cui ridiamo maldestramente corpo durante il lavoro, si impadronisce di noi, ci affascina e ci conquista.

La "Schiusa" forse si ferma qui - ma il calore di questa forza durerà ancora in tutti noi. E forse anche in qualcuno di quelli che hanno avuto la pazienza di assistere allo spettacolo e ai quali ne abbiamo consegnato un piccolo e delicato frammento.

14.05.07

Preferisco un "saggio" che emoziona piuttosto che uno spettacolo arido

Inviato da Gianni.

Non è la prima volta che mi sento dire che con dei professionisti otterrei risultati più eccellenti! Questo dà fastidio alle mie orecchie e al mio animo. Io mi chiedo invece: "Con quali professionisti potrei ottenere risultati migliori?".

Mi spiego, ammesso che io abbia la stima di un gruppo di professionisti, quale sarebbe la differenza di rapporto, non tanto nei miei confronti, ma nei confronti del fare teatro? O meglio, che tipo di esigenza si insinua nel professionista al di là del "mestiere", dell'essere assoldato o dell'accettare spesso lavori non per scelte personali, ma per giustificare il proprio "fare" teatro?

Vi è una differenza, credo, se lavorare su commissione o aderire ad un progetto a partire da un'idea. Lo sviluppo di un'idea fino alla sua finale realizzazione ha bisogno di tempo e pazienza, dedizione e amore, comprensione e reciproco ascolto. Tutti questi, sono ingredienti che non appartengono ai ritmi produttivi di un pacchetto qual è uno "spettacolo" da vendere al pubblico. In campo professionistico è solo il risultato ciò che conta e non il processo di lavoro. L'attore deve solo essere bravo: avere senso del ritmo, capacità vocali e sapersi muovere; ed è per questo che viene preparato nelle accademie, ad essere pronto per l'uso. Di quello che pensa come persona non importa, la sua efficienza e professionalità sono al soldo di una produzione che paga e quindi esige e di un regista che dirige e che chiede dei risultati perché da lì a 27 giorni si va in scena...

Fine della prima e fine dello spettacolo, tutte le sere il confronto, il rapporto con la "propria morte" affinché non si scada nell'ovvio, nel prevedibile: "Eppure sono un professionista, come mai la battuta detta ieri oggi non funziona? Il pubblico di stasera è imbecille!".

"Mi scusi direttore non ce la faccio ad andare in tournée sono angosciato, sono in crisi!". "Va bene, nessun problema, la sostituiamo, sa lo spettacolo deve andare avanti!".

L'attore professionista ahimé! è interscambiabile, non conta: contano l'autore, pardon, la produzione in primis, il direttore amministrativo, il regista e poi l'attore con i tecnici. A meno che tu non sia "l'Attore" ovvero il grande nome, quello per cui tutti vengono a teatro!

Andando avanti in questo discorso "professionistico" scopriremmo che tutto ciò non ha niente a che vedere con il "teatro" che ha origine nel suo significato pieno con la "condivisione di un evento" o Rito. Il rito è tale perché nasce da una esigenza umana intrinseca. Ogni essere umano è prezioso ed è un universo a sé: come può essere interscambiabile? Se così fosse dovremmo tutti recitare, poniamo l'Amleto come nella prima versione fatta da Shakespeare in persona nel 1601.

La domanda che si fa quell'attore "professionista" sulla battuta che non ha funzionato sta a significare che non ha seguito un processo di lavoro, ovvero, quella catena associativa che lo ha portato dal ricordo alla memoria creativa attraverso un gesto o un odore, ma ha semplicemente riprodotto l'intonazione che il regista gli ha messo in bocca come soluzione. Quindi la battuta è in balìa dell'umore dell'attore-interprete che quel giorno ha la luna storta. Se non vi sono delle solide fondamenta, una casa costruita in fretta crolla.

Ecco perché, tornando a monte del discorso, ho questi continui disturbi alle orecchie. L'optimum sarebbe avere dei professionisti che non ragionano da "attori" ma da persone che umilmente usano il fare teatro per esprimere e mettere in gioco se stessi ad ogni replica in scena e tutte le mattine quando si svegliano, affinché persona e personaggio non siano una "maschera" dietro cui nascondersi, bensì uno specchio attraverso cui stupirsi e svelarsi.

A voi ragazzi dico che difficilmente si raggiungono risultati simili a quello che avete ottenuto voi per il semplice fatto di aver amato il progetto divenuto vostro, per averci creduto, e soprattutto perché avete condiviso un "evento".

Con affetto,
Gianni.

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