Sabato sera sono andato al teatro Leonardo a Milano con Robi, Giorgio e Giordano per vedere "Renzo e Lucia, questo matrimonio non s'ha da fare". In scena due volti ben noti a Campo: Luca Gatti e Pietro De Pascalis.
Lo spettacolo è una rilettura de "I Promessi Sposi" di Alessandro Manzoni ed è ambientato, anziché nella Lombardia del Seicento dominata dagli Spagnoli, in un luogo e in un'epoca imprecisati. L'incessante commento musicale (di malinconici pianoforti e nostalgiche canzonette), l'ingombrante radio d'epoca e i costumi dei due giovani protagonisti rimandano ai primi decenni del secolo scorso. Altri dettagli sono invece suggestivi di un'epoca più vicina: notiziari flash, un'epidemia scatenata dal misterioso virus "alfa" (ma che fine ha fatto la peste?) e un cupissimo regime totalitario postmoderno.
Il buon Fra' Cristoforo lascia posto al "Professore", intellettuale, coraggioso difensore degli oppressi a rischio della sua stessa incolumità (ma doveva proprio avere barbetta e impermeabile?). La "Signora", disillusa e ormai priva di principi morali, rimpiazza la Suor Gertrude del romanzo manzoniano. Tiene invece il nome originale l'Azzeccagarbugli, superbamente esuberante, magnificamente eccessivo - ed assolutamente memorabile.
Dei due protagonisti, conquista subito per simpatia e umanità il buon Renzo; fedele al modello manzoniano, Lucia è matura e coerente per tutta la durata della vicenda - addirittura fastidiosa nella sua perfezione. Emozionante l'immancabile "addio ai monti", con testo originale di Manzoni, che pochi però tra il pubblico sembrano avere notato.
Delude Sua Eccellenza, alter ego dell'Innominato manzoniano: dapprima se ne sente solo la voce, con sgradevole effetto Charlie's Angels; poi finalmente appare in carne, ossa e gamba-di-legno, ma il suo corpo è rigido e la voce monocorde. La sua "conversione" appare troppo facile e priva di vero tormento.
Decisamente più tangibile la tragedia di Don Rodrigo, giovane e capriccioso, nella sua drammatica (e affascinante) corsa verso la distruzione - consapevole ed ineluttabile. Lo sostiene un robusto e solido Attilio.
Conclude il cast la coppia di bravi, ma anche camerieri, ma anche "birri" in borghese (o meglio, in originalissimi costumi) - particolarmente brillanti in quest'ultima incarnazione per il ritmo e la esecuzione precisa.
Lo spettacolo funziona ed è gradevole - soprattutto nella prima parte. La seconda risente di una incoerenza: perché, dopo l'evidente sforzo di laicizzare tutta la storia, rimane invariato il tema della fede di Lucia, capace di portare alla conversione il terribile Innominato?
Mi è parso inoltre pretestuoso l'inserimento, a pochi istanti dalla fine, del monologo della madre di Cecilia: forse un giusto omaggio al grande romanzo, ma irrispettoso dell'economia generale della versione drammaturgica.
Il finale è solo marginalmente positivo: i promessi sposi sono riuniti, ma il regime prospera - e il Professore viene giustiziato. Il messaggio conclusivo, dunque, è piuttosto cupo.
| Titolo: | Renzo e Lucia, questo matrimonio non s'ha da fare |
| Con: | G. Bacchetta, A. Battistella, A. Brugnano, P. De Pascalis, L. Gatti, M. Oliva, M. Salvalalio, D. Virello, M. Zatta |
| Regia: | Valeria Cavalli e Claudio Intropido |
| Dove: | Teatro "Leonardo da Vinci", Milano |
| Quando: | dal 24/11 al 31/12/2006 |