Stasera assenti Luke e Isabella. Rossella ci ricorda che la seconda rata va saldata entro il 15 dicembre - e inoltre sono apparsi cartelli un po' dappertutto :-)
Il treno di Gianni ha fatto qualche minuto di ritardo, e allora abbiamo cominciato a riscarldarci da soli, sulle note di Mythodea e Musique de la Grèce Antique. Visto che Gianni non arrivava, abbiamo deciso di provare la scena dello sviluppo delle civiltà... solo che il ruolo di Deucalione e Pirra l'hanno interpretato Robi e Vcz, e le quattro civiltà erano Giorgio, Ale, Vcz e Roberto! Indimenticabile, infine, l'ingresso di Dafne, impersonata dal leggiadro Giorgio... che ovviamente tutti si sono rifiutati di portare sulla schiena! Per fortuna all'arrivo del capo tutto ciò era terminato e stavamo ripassando il canto della morte di Didone.
Per cominciare, Gianni ci ha fatto fare l'esercizio dell'attenzione divisa. Ha cominciato Vcz che, mentre recitava il monologo della morte di Priamo, doveva anche: replicare i movimenti che Katia faceva davanti a lui; contare quante volte Robi faceva rimbalzare una pallina (sentendone solo il rumore); dire ad alta voce quale parte del corpo ogni tanto gli veniva toccata con un bastone da Ale; ed esclamare: "cambio!" ogni volta che Gianni cambiava la musica. Poi hanno provato anche gli altri, mentre Vcz e Giorgio sono andati fuori per provare, con tanto di maschera, la scena di Giove e Mercurio.
Poi Gianni ci ha spiegato il senso dell'esercizio: l'attore deve essere in grado di rendere semplici e naturali cose che lo sono quando sono spontanee nella vita di tutti i giorni, ma che di certo non sono semplci né naturali sulla scena, dove sono invece il frutto di un grande lavoro. Parlare ed interagire con gli altri mentre si compiono gesti tra l'altro spesso lontani dal quotidiano è possibile solo se dopo molto esercizio.
Patrizia ha chiesto di lavorare anche con la voce. Gianni ha risposto che, per trovare la giusta intonazione della voce, occorre lavorare con l'immaginazione: ogni volta che si ha un testo, bisogna creare con l'immaginazione situazioni e sensazioni alle quali improntare il tono di voce. Per esempio, per trovare il giusto stato d'animo quando canta "Come un fiore...", Patrizia potrebbe immaginare questo fiore al mattino, coperto di rugiada... e la rugiada, secondo una leggenda, sono le lacrime della luna che piange perché, al mattino, gli innamorati si separano.
Gianni ha anche spiegato un paio di esercizi per allenare il diaframma e quindi potenziare la voce: il primo consiste nell'emettere un HA! con tutto il diaframma (tenendo una mano sotto lo sterno deve potersene percepire lo spostamento); il secondo consiste nel ridere stando stesi a pancia in giù con una pallina da tennis all'altezza del diaframma, appunto (ma sarà vero poi?). Inoltre, il nostro regista ci ha spiegato che è fondamentale pianificare la respirazione e sapere quindi quando fermarsi a prendere fiato.
Di seguito abbiamo visto insieme la scena tra Giove e Mercurio (che indossavano le maschere, appunto). Giove/Giorgio sorseggia del vino da un calice, poi vede gli innamorati (Enea e Didone), si adira e chiama Mercurio con un tono di rimprovero. Mercurio/Vcz arriva con un atletico saltello roteante; si piazza davanti a Giove, reggendo in una mano il cavallino di porcellana; lancia uno sguardo al pubblico (lo sguardo della maschera) e poi subito guarda Giove, che nel frattempo si rivolge invece al pubblico e continua. Nel frattempo, si svolge una storia parallela tra il cavallino e il calice: il cavallino vuole bere, ma Giove solleva il calice lontano; allora il cavallino si impenna arrabbiato - e qui Giove abbassa il calice e acconsente. Poi il cavallino si gira e va via, perché Mercurio è pronto a consegnare il messaggio. Terminato il testo, Mercurio esce con un altro saltello roteante, e Giove sparisce dal lato opposto.
Infine Gianni ha stabilito che Jale e Vcz saranno, in un qualche momento, il coro - e reciteranno il loro testo tenendosi su mani e piedi, ma con la schiena in giù!
Contrariamente al previsto, domani non c'è lezione. Ci si rivede lunedì 18.