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Archivio di Dicembre 2006

03.12.06

Ritorna il podcast!

È online una nuova puntata del podcast del Saggiattore - realizzata con Luke e Katia.

Clicca qui per ascoltare il podcast di dicembre 2006

In questa puntata: le prime impressioni degli attori della Compagnia della Notte sul lavoro di quest'anno, "La schiusa del fiore". In particolare, l'intervista con Cinzia, il nuovo membro della compagnia. E inoltre: Gianni Lamanna racconta la genesi della "Schiusa" e il suo significato.

04.12.06

Il cerchio di gesso

Gianni mi ha mostrato una scaletta di tutte le musiche che accompagnano lo spettacolo, per preparare un CD che le contenga tutte. Se riesco ci lavoro già stanotte, in modo da averlo pronto domani sera.

Correzione: l'aperitivo di Natale sarà martedì 19 dicembre (non mercoledì 13 come avevo scritto nei giorni scorsi), e avrà inizio intorno alle 19:30.

Abbiamo provato ancora il canto della morte di Didone. Probabilmente le parti corali saranno cantate anche dagli uomini. Inoltre, Gianni ha detto a Rossella che gli piacerebbe avere anche dei bambini nel coro, e i piccoli studenti dei corsi di Rossella sarebbero perfetti! I bambini riapparirebbero anche nel finale, quando lo stesso motivo fa nuovamente da colonna sonora (ma stavolta non cantato).

Poi tutti (tranne Patrizia e Vcz, che in quel momento sono fuori) hanno riprovato il coro in diagonale con rotazione - ed è sempre più chiaro che, se fatto bene, è molto suggestivo. Terminata la passeggiata del coro, da dietro sbucano (appunto) Patrizia e Vcz. Arrivati in proscenio, Patrizia inizia a suonare l'arpa, e Vcz recita il monologo del "vecchio cantastorie".

Dopo aver provato una volta il monologo, Gianni mi ha chiesto di immaginare un cantastorie non più vecchio, e mi ha guidato alla ricerca dei movimenti. Il cantastorie sarà come limitato all'interno di un cerchio di gesso largo non più di un metro, e tutti i suoi movimenti dovranno essere confinati al suo interno. Molto sarà quindi affidato al movimento delle braccia e delle mani (probabilmente avrò un bastone, che diventerà lancia, spada, tuono, e chissà cos'altro), ma anche della testa, dello sguardo, del corpo intero. Ho il compito di studiare tutti i movimenti rimasti ancora imprecisati.

Poi abbiamo rivisto la scena dell'arrivo di Enea alla corte di Didone; quella della fuga di Mirra, inseguita da Cinira, con in scena i veli che formano una specie di labirinto; e quella della nascita di Adone, che si svolge subito dopo.

Domani sera lezione straordinaria (in sostituzione di quella di giovedì).

05.12.06

Contraria sunt complementa

Incontro straordinario di martedì. Assenti stasera Isa, Ale e Giorgio.

Gianni ci ha mostrato, da una copia di Il tao della fisica di Fritjof Capra, lo stemma di Niels Bohr, fisico danese famoso per i suoi studi sulla meccanica quantistica e per il principio della complementarità (riferito a fenomeni come la dualità tra onde e particelle). Sullo stemma compare il simbolo cinese dello yin-yang con il motto: contraria sunt complementa, e Gianni lo ha citato a sostegno delle sue spiegazioni dei giorni scorsi, in cui associava e contrapponeva la scienza e il mito.

Nella prima parte della lezione abbiamo lavorato in gruppi: Luca e Patrizia su Cinira e la nutrice; Cinzia e Katia su Venere e Giunone; Jale con Roberto; e Vcz con Gianni per proseguire lo studio sul monologo della morte di Priamo.

Riprovando la scena della nascita (e poi morte) di Adone, Gianni ha lavorato con Jale sull'espressione di Mirra durante il parto - e ha suggerito di trarre ispirazione dalla scultura "Estasi di Santa Teresa", realizzata nel 1646 da Lorenzo Bernini. Poi abbiamo rivisto Cinira e la nutrice e il monologo della morte di Priamo, raffinati secondo i suggerimenti dati da Gianni nella prima parte della lezione. Da ricordare la presa decisa di Luke sul fondoschiena della povera Patrizia (come d'altra parte esige il copione).

Al termine della lezione, Gianni ci ha chiesto se abbiamo domande o perplessità. Luke ha spiegato che trova difficile, nel ruolo di Cinira, basare tutto sull'espressione del volto, mantenendo quasi immobile il corpo. Gianni ha spiegato che serve molto esercizio per abituarsi. Anche Cinzia si adatta con difficoltà all'immobilità, specie quella imposta dall'uso della maschera, che è così lontana dalle sue precedenti esperienze. Katia ha invece spiegato che per ora non è ancora pronta ad avere perplessità - perché è ancora nella fase di ricerca e comprensione. Gianni ha approfittato per chiarire che i personaggi di questo lavoro non hanno una interiorità complessa (con l'eccezione forse della sola Didone), e che quello che conta è il destino, non le individualità. Non ci sarà quindi occasione di lavorare sulla psicologia dei personaggi - cosa che appartiene al teatro moderno.

11.12.06

Lo sguardo della maschera

Stasera assenti Luke e Isabella. Rossella ci ricorda che la seconda rata va saldata entro il 15 dicembre - e inoltre sono apparsi cartelli un po' dappertutto :-)

Il treno di Gianni ha fatto qualche minuto di ritardo, e allora abbiamo cominciato a riscarldarci da soli, sulle note di Mythodea e Musique de la Grèce Antique. Visto che Gianni non arrivava, abbiamo deciso di provare la scena dello sviluppo delle civiltà... solo che il ruolo di Deucalione e Pirra l'hanno interpretato Robi e Vcz, e le quattro civiltà erano Giorgio, Ale, Vcz e Roberto! Indimenticabile, infine, l'ingresso di Dafne, impersonata dal leggiadro Giorgio... che ovviamente tutti si sono rifiutati di portare sulla schiena! Per fortuna all'arrivo del capo tutto ciò era terminato e stavamo ripassando il canto della morte di Didone.

Per cominciare, Gianni ci ha fatto fare l'esercizio dell'attenzione divisa. Ha cominciato Vcz che, mentre recitava il monologo della morte di Priamo, doveva anche: replicare i movimenti che Katia faceva davanti a lui; contare quante volte Robi faceva rimbalzare una pallina (sentendone solo il rumore); dire ad alta voce quale parte del corpo ogni tanto gli veniva toccata con un bastone da Ale; ed esclamare: "cambio!" ogni volta che Gianni cambiava la musica. Poi hanno provato anche gli altri, mentre Vcz e Giorgio sono andati fuori per provare, con tanto di maschera, la scena di Giove e Mercurio.

Poi Gianni ci ha spiegato il senso dell'esercizio: l'attore deve essere in grado di rendere semplici e naturali cose che lo sono quando sono spontanee nella vita di tutti i giorni, ma che di certo non sono semplci né naturali sulla scena, dove sono invece il frutto di un grande lavoro. Parlare ed interagire con gli altri mentre si compiono gesti tra l'altro spesso lontani dal quotidiano è possibile solo se dopo molto esercizio.

Patrizia ha chiesto di lavorare anche con la voce. Gianni ha risposto che, per trovare la giusta intonazione della voce, occorre lavorare con l'immaginazione: ogni volta che si ha un testo, bisogna creare con l'immaginazione situazioni e sensazioni alle quali improntare il tono di voce. Per esempio, per trovare il giusto stato d'animo quando canta "Come un fiore...", Patrizia potrebbe immaginare questo fiore al mattino, coperto di rugiada... e la rugiada, secondo una leggenda, sono le lacrime della luna che piange perché, al mattino, gli innamorati si separano.

Gianni ha anche spiegato un paio di esercizi per allenare il diaframma e quindi potenziare la voce: il primo consiste nell'emettere un HA! con tutto il diaframma (tenendo una mano sotto lo sterno deve potersene percepire lo spostamento); il secondo consiste nel ridere stando stesi a pancia in giù con una pallina da tennis all'altezza del diaframma, appunto (ma sarà vero poi?). Inoltre, il nostro regista ci ha spiegato che è fondamentale pianificare la respirazione e sapere quindi quando fermarsi a prendere fiato.

Di seguito abbiamo visto insieme la scena tra Giove e Mercurio (che indossavano le maschere, appunto). Giove/Giorgio sorseggia del vino da un calice, poi vede gli innamorati (Enea e Didone), si adira e chiama Mercurio con un tono di rimprovero. Mercurio/Vcz arriva con un atletico saltello roteante; si piazza davanti a Giove, reggendo in una mano il cavallino di porcellana; lancia uno sguardo al pubblico (lo sguardo della maschera) e poi subito guarda Giove, che nel frattempo si rivolge invece al pubblico e continua. Nel frattempo, si svolge una storia parallela tra il cavallino e il calice: il cavallino vuole bere, ma Giove solleva il calice lontano; allora il cavallino si impenna arrabbiato - e qui Giove abbassa il calice e acconsente. Poi il cavallino si gira e va via, perché Mercurio è pronto a consegnare il messaggio. Terminato il testo, Mercurio esce con un altro saltello roteante, e Giove sparisce dal lato opposto.

Infine Gianni ha stabilito che Jale e Vcz saranno, in un qualche momento, il coro - e reciteranno il loro testo tenendosi su mani e piedi, ma con la schiena in giù!

Contrariamente al previsto, domani non c'è lezione. Ci si rivede lunedì 18.

13.12.06

TELEVOTO: la storia più bella

18.12.06

Robi al Museo d'Arte di Mendrisio

Robi ha inserito il seguente contributo in un commento, ma visto che è molto interessante, l'ho spostato qui.

Volevo rendervi partecipi della visita che ho fatto ieri al Museo d'arte di Mendrisio dove è in corso l'esposizione di copie in gesso di statue dell'antica Grecia. Una visita che mi ha permesso per un'oretta di immergermi nella realtà dell'antica Grecia, ho potuto ammirare alcune statue o teste di alcune figure centrali della mitologia (Dioniso, Apollo, Ermes, Eracle, Achille, Ulisse, Afrodite...) e capire ancora meglio come mettere in scena i diversi personaggi soprattutto per quanto riguarda l'aspetto fisico.

Interessante anche per quanto riguarda i copricapo. Sono tutti, uomini e donne, delle figure molto belle, muscolosi gli uomini e delle belle donne e su questo carissimi dobbiamo lavorare... (non mi riferisco alle femminuccie ma a noi uomini e quindi suggerisco di farci regalare un abbonamento intensivo per una palestra...).

Scherzi a parte se ne avete occasione fate una visita - credo che possa aiutare nel nostro lavoro di preparazione.

La mostra è aperta fino al 14 gennaio 2007 da martedì a domenica dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 17.

Robi.

Cinzia dagli Zohner

Arriva anche un contributo di Cinzia, che è andata a vedere una Odissea molto particolare... tra l'altro conosco bene Markus e Patrizia, e so che sono bravissimi! Grazie Cinzia.

Ciao a tutti, mi sono appena infiltrata (di sfroess...) in uno spettacolo pomeridiano organizzato per le scuole di "ODYSSEE" interpretato da Patrizia Barbuiani e Markus Zohner, ed ho avuto modo di seguire una messa in scena veramente... spettacolare!

Un'Odissea comica, recitata solo seduti su una sedia, molto mimo e movimento del corpo sulla sedia. Cambio di personaggio da eroe a dio solo con la postura e un gioco di mani e simbolismi.

Magnifico! Forse alcuni avranno avuto modo di vederli a Torino. Purtroppo ora partono per l'estero e non è prevista una replica a breve termine. Se volete qualche info: www.zohnertheater.ch.

Un grazie a Robi per le info della mostra!

Cinzia.

La morte di Didone

Stasera nuovi esercizi di riscaldamento (anche piuttosto movimentati, povera la schiena di Katia). Di seguito, esercizio di movimento "a linea retta": si sceglie una destinazione e ci si dirige lì a linea retta, poi se ne sceglie un'altra e così via... servirà nei momenti in cui cambieremo la disposizione delle colonne e altri dettagli della scena in piena vista.

In particolare, abbiamo studiato i movimenti legati alla sistemazione della scena che si svolge alla corte di Didone, dopo l'intervento dei tre contadini del coro. Tutti hanno un loro compito: spostare una colonna, sistemare il trono, prendere i vassoi. Dopo averlo provato diverse volte, con il sottofondo della musica corrispondente, abbiamo trovato un equilibrio che convince.

Dopo la festa alla corte di Didone, si svolge il dialogo tra le due dee, Venere e Giunone, che decidono di comune accordo di fare innamorare la regina cartaginese e il condottiero troiano. Katia e Cinzia hanno provato ancora la scena. Uscite le dee, entra Giove. Il padre degli dei (Giorgio) vede "gli amanti gioire" (cioè proprio Enea e Didone che si uniscono) e, adirato, chiama Mercurio (Vcz), perché porti a Enea il suo messaggio: dovrà lasciare immediatamente Cartagine e riprendere il viaggio verso l'Italia.

Dopo la partenza di Enea, Didone è sopraffatta dal dolore e si toglie la vita. Stasera abbiamo provato, per la prima volta, questa sequenza, che conclude la prima parte del lavoro. Le donne formano il coro e si dispongono a piramide, rivelando Didone sul fondo. La regina è dapprima seduta sul trono - poi lo lascia, dimostrando quanto poco conti il potere, ora che il suo amore è perduto.

La regina avanza e declama il suo monologo nello spazio delimitato dalle quattro donne del coro, ciascuna delle quali assume una posizione: Cinzia porge una mano come per dare aiuto; Katia è spaventata; Jale piange per il dolore; e Patrizia è disperata. Didone attraversa gli stessi quattro stati d'animo mentre si sposta all'intero della piramide.

Infine Didone muore, e cade all'indietro, sostenuta dalle quattro donne del coro, che adagiano gentilmente il suo corpo in terra.

19.12.06

Jingle Bells!

Allegria e tanto cibo stasera all'aperitivo prenatalizio a Campo Teatrale. Inoltre, gli studenti (e non solo) di Campo hanno interpretato con gran bravura una versione specialissima di Jingle Bells.

Guarda subito il filmato:

Oppure clicca qui per scaricare il video (richiede QuickTime 7).

Buone feste a tutti!

21.12.06

Il punto critico

Ultima lezione prima delle vacanze!

Luca ci ha fatto pervenire telefonicamente i suoi auguri in forma cantata. La qualità dell'audio è un po' precaria, ma quello che conta è il pensiero! Eccoli qui (cliccare il bottoncino "play" per ascoltare):






Io e Giorgio siamo arrivati un po' prima per provare la scena di Giove e Mercurio. Katia e Luke, che viaggiano con me, mi hanno accompagnato.

Dopo il riscaldamento abbiamo provato diverse scene separatamente. Poi tutti insieme abbiamo assistito alle prove del coro "Sopra il mare e sopra la terra...", che precede l'arrivo di Mercurio da Enea e il monito di Giove affinché l'eroe troiano lasci Cartagine e riprenda il suo viaggio. Patrizia, Katia e Jale (e poi ci sarà anche Cinzia) simulano attività diverse (tessere, impastare, costruire) mentre declamano il testo - dando anche a questo passaggio due livelli interpretativi distinti.

Nel frattempo Enea/Ale sovraintende alla costruzione della città... ma arriva Mercurio/Vcz ("tu te ne stai a fondare l'altrui regno...") e gli intima di partire. Il coro in fondo è fermo ma piegato da un lato, obliquo, e simboleggia lo squilibrio che la situazione porta con sé. Allora il condottiero troiano, spaventato, chiama gli amici e comanda di prepararsi segretamente alla partenza. Poi esce, il coro si raddrizza, si porta avanti e si dispone a piramide, e ha inizio la sequenza della disperazione e morte di Didone.

Infine abbiamo fatto l'esercizio delle espressioni. A coppie, mentre uno racconta una storia, l'altro, seduto su una sedia e immobile tranne che per le espressioni del viso, ne interpreta gli stati d'animo, facendo leva, appunto, solo su smorfie e sguardi. L'esercizio nasce dal riferimento allo spettacolo "Odyssee" di Zohner e Barbuiani, in cui i due sono sempre seduti. Gianni ha osservato che questa ricerca della semplicità, del gesto pulito ed essenziale, è molto importante per l'attore.

Compito per le vacanze: imparare per bene tutto il testo, poi gradualmente associare e memorizzare i gesti, gli spostamenti, le sequenze, gli stati d'animo. Gianni ci ha chiesto di dedicare un po' di tempo tutti i giorni, in modo da fare dei buoni progressi - perché siamo giunti ormai al punto critico del lavoro.

Al nostro ritorno dovremo inoltre fare delle proposte concrete per i costumi dei nostri personaggi.

23.12.06

Sabato a teatro

Sabato sera sono andato al teatro Leonardo a Milano con Robi, Giorgio e Giordano per vedere "Renzo e Lucia, questo matrimonio non s'ha da fare". In scena due volti ben noti a Campo: Luca Gatti e Pietro De Pascalis.

Lo spettacolo è una rilettura de "I Promessi Sposi" di Alessandro Manzoni ed è ambientato, anziché nella Lombardia del Seicento dominata dagli Spagnoli, in un luogo e in un'epoca imprecisati. L'incessante commento musicale (di malinconici pianoforti e nostalgiche canzonette), l'ingombrante radio d'epoca e i costumi dei due giovani protagonisti rimandano ai primi decenni del secolo scorso. Altri dettagli sono invece suggestivi di un'epoca più vicina: notiziari flash, un'epidemia scatenata dal misterioso virus "alfa" (ma che fine ha fatto la peste?) e un cupissimo regime totalitario postmoderno.

Il buon Fra' Cristoforo lascia posto al "Professore", intellettuale, coraggioso difensore degli oppressi a rischio della sua stessa incolumità (ma doveva proprio avere barbetta e impermeabile?). La "Signora", disillusa e ormai priva di principi morali, rimpiazza la Suor Gertrude del romanzo manzoniano. Tiene invece il nome originale l'Azzeccagarbugli, superbamente esuberante, magnificamente eccessivo - ed assolutamente memorabile.

Dei due protagonisti, conquista subito per simpatia e umanità il buon Renzo; fedele al modello manzoniano, Lucia è matura e coerente per tutta la durata della vicenda - addirittura fastidiosa nella sua perfezione. Emozionante l'immancabile "addio ai monti", con testo originale di Manzoni, che pochi però tra il pubblico sembrano avere notato.

Delude Sua Eccellenza, alter ego dell'Innominato manzoniano: dapprima se ne sente solo la voce, con sgradevole effetto Charlie's Angels; poi finalmente appare in carne, ossa e gamba-di-legno, ma il suo corpo è rigido e la voce monocorde. La sua "conversione" appare troppo facile e priva di vero tormento.

Decisamente più tangibile la tragedia di Don Rodrigo, giovane e capriccioso, nella sua drammatica (e affascinante) corsa verso la distruzione - consapevole ed ineluttabile. Lo sostiene un robusto e solido Attilio.

Conclude il cast la coppia di bravi, ma anche camerieri, ma anche "birri" in borghese (o meglio, in originalissimi costumi) - particolarmente brillanti in quest'ultima incarnazione per il ritmo e la esecuzione precisa.

Lo spettacolo funziona ed è gradevole - soprattutto nella prima parte. La seconda risente di una incoerenza: perché, dopo l'evidente sforzo di laicizzare tutta la storia, rimane invariato il tema della fede di Lucia, capace di portare alla conversione il terribile Innominato?

Mi è parso inoltre pretestuoso l'inserimento, a pochi istanti dalla fine, del monologo della madre di Cecilia: forse un giusto omaggio al grande romanzo, ma irrispettoso dell'economia generale della versione drammaturgica.

Il finale è solo marginalmente positivo: i promessi sposi sono riuniti, ma il regime prospera - e il Professore viene giustiziato. Il messaggio conclusivo, dunque, è piuttosto cupo.

Titolo:Renzo e Lucia, questo matrimonio non s'ha da fare
Con:G. Bacchetta, A. Battistella, A. Brugnano, P. De Pascalis, L. Gatti, M. Oliva, M. Salvalalio, D. Virello, M. Zatta
Regia:Valeria Cavalli e Claudio Intropido
Dove:Teatro "Leonardo da Vinci", Milano
Quando:dal 24/11 al 31/12/2006

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