L'esagerazione
Oggi ci siamo cimentati tutti nel lancio del giavellotto e nel tiro con l'arco... ma solo per finta. L'esercizio consisteva nel "trasformare" un bastone in giavellotto, simulare un lancio, poi tramutarlo in un arco, girarsi e subito simulare un tiro. Questi movimenti saranno probabilmente utili per creare scene di guerra.
Un altro esercizio svolto oggi consiste nel lancio del bastone, tenuto orizzontalmente, tra una persona sdraiata per terra e una in piedi davanti alla prima.
Il cuore della lezione di oggi è stato però l'esercizio seguente. Attraversando quattro aree della sala delimitate coi bastoni, bisognava immaginare di passare da una all'altra di quattro diverse situazioni:
- in riva al mare, ammirare l'orizzonte lontano;
- in un palazzo sontuoso, esaminare colonne e volte istoriate con le gesta di antichi eroi;
- in un campo di battaglia, trovarsi tra cumuli di corpi straziati;
- e infine avere una visione sublime (non meglio specificata).
A turno abbiamo eseguito tutti l'esercizio. Il commento di Gianni è stato che sensazioni e stati d'animo sono rimasti per lo più impercettibili - cosa improponibile in un contesto teatrale, specie nell'ipotesi di scena vuota, dove l'attore è responsabile di comunicare da solo l'intera situazione, senza potersi avvalere di altri supporti. Gianni ci ha invitato ad esagerare - e abbiamo ripetuto uno ad uno l'esercizio. Alcune cose sono risultate amplificate rispetto al primo giro, ma ancora a un livello insufficiente. Occorre esagerare ancora di più - al limite strafare, per poi limare dove è troppo.
Gianni ha annunciato che chiederà a un suo amico greco-albanese di farci visita ed insegnarci un canto in macedone, da inserire nel lavoro. Terremo pronti i registratori.
Nella seconda parte della lezione abbiamo riletto la storia di Enea e Didone, ciascuno impersonando il suo personaggio. Isabella ha ricevuto un piccolo monologo da inserire tra le battute di Didone. La storia di chiude con il suicidio della regina, le cui ultime azioni sono nascoste alla vista del pubblico dal coro, che si stringe intorno a lei proprio come i petali di un fiore che si chiude.






















