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Il giardino del re

Stasera abbiamo iniziato con un paio di nuovi rapidi esercizi. Nel primo, un bastone veniva lanciato orizzontalmente verso l'alto (sic), e bisognava poi accompagnarne la caduta con un piede, sollevato il più possibile e poi abbassato anticipando la corsa del bastone. Nel secondo, qualcuno teneva un bastone in posizione verticale, con un'estremità sul pavimento, e poi lasciava andare l'altra; un compagno doveva afferrare il bastone con un gesto semplice ed elegante, prevedendo la direzione della caduta.

Katia ha proposto una storiella di Gordon (Gordon con il raffreddore), e allora Gianni ci ha sollecitato tutti a fare lo stesso. I cinque suoni da usare sono:

  • HA!,
  • MPF!,
  • SH!, con il labbro inferiore in dentro,
  • K!, molto duro,
  • e infine BUONO!, con accento inglese.

Per darci la carica, Gianni si è poi subito esibito in Gordon e il biathlon e Gordon e il flipper. Isabella ha invece eseguito Gordon il tennista.

Poi Gianni ha creato uno spazio approssimativamente circolare, delimitandolo coi bastoni, e ha spiegato che all'interno c'è il giardino del re. Non si sa se si tratti di un re buono o cattivo; nel giardino può esserci qualunque cosa. Ciascuno di noi è dovuto entrare da solo nel giardino e improvvisare.

  • Isa è entrata per prima; si è guardata intorno, si è stiracchiata; poi ha raccolto un frutto da un albero e lo ha assaggiato. A un certo punto dev'essere passato il re, perché Isa ha fatto un inchino. Poi si è seduta a raccogliere i fiori. Infine si è distesa per schiacciare un riposino.
  • Patrizia si è fatta strada spostando la fitta vegetazione, e appena dentro ha esclamato ooh, evidentemente meravigliata. Poi si è imbattuta in un gattino e forse anche in un cane. Si è rotolata sull'erba. Infine si è goduta la pioggia calda... ma si è spaventata per l'eventualità di un fulmine.
  • Katia ha forzato l'ingresso e si è introdotta furtivamente; mostrando paura, si è mossa con circospezione. Poi ha auscultato il suolo e lo ha esplorato a quattro zampe. Infine sembra che abbia raccolto qualcosa di pesante.
  • Vincenzo si è fatto subito un giro sull'altalena (di cui si è sentito lo scricchiolio). Poi ha dato la caccia alle farfalle, ma ha dovuto interrompere ed è scappato, inseguito da qualcosa di spaventoso. Di colpo si è ritrovato in un supermercato (con tanto di pling plong e annunci vari) dove ha acquistato vari articoli (pagandoli regolarmente alla cassa). Infine ha steso una coperta e si è preparato per un picnic.
  • Ale, da buon lavoratore, si è messo subito a potare le siepi, dapprima con le cesoie, poi con la motosega. Successivamente ha vangato con cura le aiuole.
  • Giorgio si è guardato intorno, ha visto una fontanella e si è lungamente rinfrescato. Poi si è sdraiato a dormire.
  • Jale si è imbattuta in un mulo e, dopo averlo convinto a farsi accarezzare, gli ha somministrato una carota appena raccolta (di cui ha asportato il ciuffo) e poi (apparentemente) anche una mosca acchiappata in volo (?).
  • Roberto è entrato con un cagnolino al guinzaglio, e portandolo a spasso per il giardino ha incontrato un sacco di passanti, che ha tutti salutato con un educato buonasera.

Al termine, Gianni ci ha detto che (naturalmente) si aspettava di vedere tutt'altro, e che sperava che non ci saremmo lasciati condizionare così tanto dallo spazio. Le nostre idee sono risultate limitate e costrette, e le nostre azioni troppo familiari. Non abbiamo saputo sfruttare la libertà che il compito ci concedeva. Jale, per esempio, ha creato un solo spazio, quando avrebbe potuto cambiare situazione molte volte. Patrizia ha brevemente sconfinato dai confini imposti dai bastoni, violando il compito ma almeno creando una certa eccezionalità. Vcz ha arricchito le sue azioni con suoni onomatopeici che Gianni ha definito dadaisti (?).

Questo esercizio ci insegna che, in scena, dobbiamo rispettare tre criteri:

  • l'urgenza dell'azione, per cui non si può indugiare e non si può attendere troppo a lungo che qualcosa accada;
  • la libertà dell'azione rispetto allo spazio, da cui non ci si deve far condizionare;
  • e infine l'eccezionalità della situazione, per cui bisogna tener lontane le azioni familiari e comuni e mai ragionare in senso quotidiano.

Poi Gianni ha citato l'episodio biblico di Gesù nell'orto degli ulivi, che ha usato come esempio di vicenda simbolica, in cui i nudi fatti, a volte incongruenti, sono metafora di significati più profondi. A questo tipo di simbolismo dovremmo tendere noi tutti con i nostri personaggi, ciascuno dei quali vive, nel nostro lavoro, una piccola o grande tragedia personale.

Infine abbiamo provato parte del secondo atto, rinfrescandoci su testo e movimenti, alcuni dei quali abbiamo faticato un po' a recuperare.

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Questa pagina contiene un singolo post scritto il 20.02.06, ore 23:58.

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